Per la prima volta Tony Colombo e sua moglie Tina Rispoli, durante la trasmissione Non è l'Arena in onda su La7, hanno provato a rispondere all'inchiesta Camorra Entertainment in cui il team Backstair di Fanpage.it ha messo in luce il lato nascosto della vita del re dei neomelodici e dell'ex moglie del boss di camorra.

Nella loro ricostruzione dei fatti, però, qualcosa non quadra. Partiamo da Tina, le la moglie di Tony Colombo, che ha sostenuto, dopo averlo dichiarato sui giornali, da Barbara D'Urso e persino al processo per l'omicidio del marito, di non sapere di essere stata sposata con un camorrista. Se così fosse, sarebbero molte, troppe, le circostanze che in tutti questi anni la Rispoli avrebbe dovuto ignorare, per rendere credibile la giustificazione delle loro azioni come “scelte dettate dal gusto personale”.

Perché Tina Rispoli non poteva non accorgersi dei milioni di euro frutto del traffico di droga

Riferendosi al suo passato Tina ha sempre sostenuto di essere riuscita per anni a mantenere la sua famiglia grazie alla sola pensione di invalidità che il marito riceveva regolarmente perché rimasto senza mani per l'esplosione di una bomba durante un agguato di camorra. La pensione era di circa mille euro al mese. Eppure, Tina Rispoli vive con il marito Gaetano Marino proprio durante il periodo del pieno predominio della famiglia Marino sulle Case Celesti, una delle più redditizie piazze di spaccio di Napoli, una piazza che poteva fruttare fino a 65mila euro al giorno. Il provento del traffico di cocaina finiva proprio nelle tasche di chi gestiva quella piazza e cioè Gaetano Marino, che prenderà il controllo dello spaccio dopo l'arresto del fratello Gennaro, detto "Mekkey". La circostanza è nota non solo alle forze dell'ordine. "Belle macchine, feste, spese spropositate", insomma un tenore di vita non giustificabile con una semplice pensione di invalidità: lo racconta chiunque frequentasse il boss Gaetano in quel periodo, come abbiamo documentato nella seconda puntata di Camorra Enterteinment. "Quando è morto Gaetano – dirà uno dei suoi collaboratori più fidati – si è fermata l'economia a Secondigliano".

Ecco la ricostruzione del giro d'affari delle Case celesti, come appare in un verbale:

Perché Tina Rispoli non poteva non sapere che suo marito fosse un boss

Nel 2004 Gaetano Marino e suo fratello Gennaro si staccano dal clan egemone dei Di Lauro e formano il gruppo degli "Scissionisti", innescando quella spirale di sangue e morte che è conosciuta come la prima faida di Scampia.

Tina Rispoli, nonostante fosse sposata da diversi anni con il boss Gaetano, non si accorge della mattanza (che porterà alla morte di quasi 100 persone) che i clan avversari stavano facendo della sua famiglia e di quella del marito.

Il primo a morire sarà il compagno della sorella di Tina, Massimo Mele. L'anno dopo toccherà a Massimo Marino, parente di suo marito Gaetano, ucciso nel giardino di casa davanti alla moglie e alla sorella. Subito dopo, daranno fuoco alla villa in stile cottage di Gennaro, fratello del marito di Tina, che non potevano ammazzare perché era già in carcere da 9 anni, condannato al 41bis per aver trucidato e bruciato un uomo. I killer, allora, si vendicheranno sul suocero di Tina: Crescenzo, che aveva rifiutato la protezione dello Stato, probabilmente perché pensava che per la sua età avanzata, 70 anni, non sarebbe stato preso di mira. E invece uccidono anche lui. Il giorno dopo i giornali titoleranno: "Quattro sicari per Marino, ucciso il padre del boss".

Il tutto sempre a pochi metri da dove abitava l’ignara nuora, Tina Rispoli.

Il giorno dopo l'arresto del fratello per associazione mafiosa, il marito di Tina (Gaetano Marino) si rifugia in un albergo di lusso da 300 euro a notte in costiera sorrentina insieme al suo “Maggiordomo”, a 30 mila euro in contanti e a 400 grammi di cocaina. A scovarlo, però, è la Polizia che lo arresta e lo condanna a quattro anni di reclusione. L'ANSA batterà questo lancio: "Camorra: arrestato in albergo Gaetano Marino ritenuto affiliato al clan Di Lauro e ora nelle file dei cosiddetti scissionisti". Neanche in questo caso la Rispoli si accorge che mestiere facesse il marito.

Non se ne accorge neanche nel 2010 quando la Procura di Bari porta avanti un'operazione con la Guardia di Finanza in cui il marito viene citato come "vertice del clan degli scissionisti".

Non si accorge neanche che la sua auto finisce, secondo una sentenza del Tribunale di Napoli, in uso al suddetto clan. Due affiliati saranno fermati proprio con la sua vettura durante un'operazione di polizia.

Tina non sa quello che invece appare sapere benissimo – e confessa ai giudici – il fidanzato di sua sorella: Gianluca Giuliano. Quest'ultimo non appena apprende la notizia dell'omicidio di Gaetano si fionda preso le forze dell'ordine per timore di essere ucciso a sua volta. Diventa un testimone di giustizia e rivela di essere stato per anni il killer del clan Marino al cui vertice c'era il defunto marito della Rispoli.

Quindi mentre la Procura, le forze dell'ordine, i giornali e le televisioni indagavano e parlavano di quello che stava succedendo nella sua famiglia, a Tina non viene nessun sospetto sul marito.

Sospetto che a quanto pare non le è venuto neanche dopo l'omicidio del marito, avvenuto nell'agosto del 2012 sul lungomare di Terracina, dov'erano andati insieme con i figli in vacanza, visto che al processo continuerà a sostenere la tesi di ignorare che il marito fosse un boss. Concetto che ha ribadito lo scorso ottobre, in prima serata sulle reti Mediaset ospiti nel salotto di Barbara D’Urso, rispondendo a chi le chiedeva dei legami tra la sua famiglia e la camorra: “Sono molto amareggiata. È orrendo vedere tutto questo. Cosa devo pagare? Perché devo portare questa croce? Perché 25 anni fa mi sono innamorata di un uomo? Non sapevo quello che faceva. Dicono che mio marito era un camorrista ma lo dicono loro. Non mi risulta che Marino Gaetano abbia pagato per il reato di associazione. E se ha sbagliato qualcosa, ha pagato con la vita”.

È bene ricordare che il marito di Tina Rispoli è stato trucidato sul lungomare di Terracina dal clan rivale proprio perché affiliato alla camorra. Lo ha stabilito un processo imbastito grazie alle indagini della Polizia con cui lei non ha mai voluto collaborare, limitandosi a sommarie testimonianze iniziali. Secondo l'ex dirigente della Squadra Mobile di Latina, Carmine Mosca, la Rispoli nonostante si trovasse a pochi metri dalla sparatoria, non è stata in grado di fornire informazioni utili alle indagini.

Dichiarò di aver solo sentito degli spari e di essere corsa verso il cadavere del marito riverso sull’asfalto. Ci sono voluti cinque anni di indagini da parte degli inquirenti di Terracina e le rivelazioni di un collaboratore di giustizia per scoprire mandanti ed esecutori dell’omicidio Marino.

Quando durante la trasmissione Non è L'Arena gli viene chiesto conto di questo insieme di relazioni, come ad esempio il suocero Crescenzo, il cognato Gennaro, i fratelli Enzo e Raffaele, Tony va su tutte le furie e la coppia si alza minacciando di abbandonare lo studio.

Perché Tina Rispoli non poteva non sapere che la sua famiglia fosse affiliata alla camorra

Per anni Tina ha visto passare sotto i suoi occhi la camorra, pur non venendo direttamente coinvolta in indagini o accusata di alcun reato. Eppure, nell'ultima relazione annuale della Direzione investigativa antimafia – pubblicata lo scorso venerdì – non solo si parla di lei, ma viene anche spiegato quanto sia ancora forte l'influenza dei suoi familiari in alcuni quartieri di Napoli. Così si legge nel dossier: "La zona di Largo Marcello ricade sotto l'influenza del clan Rispoli con a capo i due fratelli. Una delle sorelle è stata moglie di uno dei capi del citato gruppo Marino, ucciso in un agguato di Camorra. Una vasta eco mediatica ha avuto sulla stampa il suo matrimonio con un cantante neomelodico palermitano".

Ecco il documento:

Nel 2006 il suo nome era già comparso all'interno di un processo contro il clan degli "Scissionisti". Come già detto, scrivono gli inquirenti, era lei l’intestataria della Renault Clio in uso ai boss della faida nel 2004, che avrebbe provocato centinaia di morti a Napoli. Ciò si evince dagli atti che vi mostriamo:

Non solo. Nello stesso fascicolo del 2006 il fratello di Tina, Raffale detto "Boxer", viene intercettato mentre parla di una spartizione di soldi e si riferisce a un appunto siglato con la dicitura “Titina ed Enzuccio”.

Se lei è incensurata , una sorte diversa è toccata ai fratelli, condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuti appartenenti al clan Di Lauro, per conto del quale, scrivono gli inquirenti, chiedevano il pizzo.

Nella terza puntata di Camorra Entertainment, un commerciante di Secondigliano ha testimoniato di aver subito delle estorsioni da parte di Enzo, fratello di Tina Rispoli, affermando che i Rispoli avevano seminato il terrore tra i commercianti del quartiere. Nelle carte dell'operazione Beluga addirittura i fratelli Rispoli si rendono responsabili di un inseguimento a colpi di mitragliatrici Uzi nel cuore di Secondigliano:

Non sono bastate tutte queste circostanze a far decidere a Tina di chiudere i ponti con i suoi fratelli, che lei ha sempre voluto al suo fianco, tanto da chiamarli come testimoni di nozze del suo matrimonio con Tony Colombo e invitarli ad apparire anche nelle dirette televisive di Barbara D'Urso.

Anche oggi che la Rispoli è diventata una donna di successo grazie alla televisione e un'influencer sui social network non ha sentito la responsabilità di dover prendere le distanze da questi fatti di violenza. Del resto è lei che sui social si ritrae con delle pistole messe in bella in vista sul tavolo del salotto di casa, seduta in posa accanto al figlio adolescente Crescenzo, recentemente arrestato per aver staccato a morsi l'orecchio di un amico. Le pistole che lei esibisce col sorriso sembrerebbero un revolver calibro 38 e una calibro 22, armi tristemente note per essere state utilizzate in diversi omicidi di camorra. "Chi non ha mai comprato delle pistole giocattolo per i propri figli?" si è difesa durante la trasmissione di Giletti.

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Perché Tony Colombo mente sulla casa regalata a Tina

In un video pubblicato dalla coppia sui social, Tony Colombo consegna a Tina le chiavi di Colombolandia, la casa dove oggi i novelli sposi convivono, dichiarando che è il suo regalo per la futura moglie. Una lussuosa villa su due piani e piscina a pochi chilometri da Napoli. Nelle immagini il neomelodico annuncia che la villa è intestata a Tina. Ma tra le decine di immobili che da visura sono di proprietà della signora Colombo non risulta quell’abitazione, né tantomeno Tony Colombo è intestatario di alcun bene. Al loro posto, invece, l'intestatario di quella casa risulta essere un ex politico di Forza Italia:

Perché Tony Colombo non può dire di aver aperto un'etichetta con la moglie

Cantare e produrre musica è il mestiere di Tony Colombo. La sua etichetta di riferimento è la Cr Studio che però non esiste nel registro imprese. A suo nome, infatti, non esiste alcuna società che si occupa di musica, ma i proventi delle sue esibizioni non sono pochi. In una serata l’artista può esibirsi fino a 5 volte guadagnando per ogni concerto oltre 2500 euro. È difficile capire a questo punto, come Tony Colombo riesca a rendicontare i suoi spettacoli.

Perché Tony Colombo non può dire di non aver frequentato dei noti camorristi

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta Camorra Entertainment, Tony Colombo ha provato a smarcarsi da ogni accusa di vicinanza con la camorra. Eppure la sua carriera di cantante è stata sempre a braccetto di esponenti anche molto noti della camorra. È lui stesso che in un video racconta di aver a lungo cantato alle feste del clan Marino. Lui e Tina si conoscono proprio durante gli anni della faida, quando era ancora in vita l'ex marito di lei, Gaetano Marino, capo degli scissionisti. Persone di cui tutti nel quartiere conoscevano lo spessore criminale.

E sono proprio i criminali che vogliono a tutti costi Tony Colombo per le sue esibizioni. In una intercettazione risalente agli anni della guerra al clan Di Lauro, due pregiudicati organizzano una festa scegliendo di invitare Tony Colombo a un festino in onore di uno scissionista. Ecco l'intercettazione che lo prova:

Non solo. Insieme alla compagna Tina Rispoli, Tony Colombo ha anche fatto visita in Romania al suo “fraterno amico” Nicola Inquieto, oggi condannato a sedici anni di reclusione con l’accusa di essere il prestanome del clan dei Casalesi. Giustificando l’incontro in questo modo: “È il mio linguaggio, noi al Sud siamo un po’ così. Possiamo parlare di una persona che conosciamo da un’ora e dire che è nostro fratello. Quando mi chiamano a cantare alle loro feste mi onorano. È stato condannato a 16 anni di carcere perché ha sbagliato e deve pagare. All’epoca non potevo saperlo”.

Ai festeggiamenti del matrimonio di Tony e Tina alla Sonrisa, tra le centinaia di invitati, erano presenti diversi pregiudicati. Tra questi anche il boss del rione Traiano Genny Carra. Un video precedente alle nozze testimonia la vicinanza tra il cantante e il boss da anni noto alle forze dell’ordine e alla cronaca nera. Tanto che su di lui esiste un video in cui spara dei colpi di pistola contro l'appartamento di una ragazza minorenne.

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