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Trovato morto per freddo, l’ex lo scopre dalla polizia: “Non era un clochard, la sua famiglia è ricca”

L’uomo è morto per ipotermia ed è stato ritrovato senza vita nei giorni scorsi sotto i porticati della stazione ferroviaria di Genova Principe. La ex moglie, avvertita dalla polizia, non sa darsi una spiegazione: “Non lo vedevo da un anno ma non era un clochard”.
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A cura di Antonio Palma
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Immagine di repertorio
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“Non era un clochard, la sua famiglia è ricca, non so perché vivesse così", a parlare è l'ex moglie dell'uomo ritrovato senza vita nei giorni scorsi sotto i porticati della stazione ferroviaria di Genova Principe. Un terribile ritrovamento che quindi si tinge di mistero quello dell'uomo di 62 anni di origine senegalese che tutti avevano descritto come un senzatetto che bazzicava in zona da qualche tempo.

Per i sanitari che lo hanno soccorso l'uomo è morto per ipotermia, cioè per troppo freddo dopo essersi addormentato all'aperto durante le nottate gelide degli ultimi giorni. Quando è stato trovato morto, tra lunedì e martedì, addosso non aveva documenti né altri segni identificativi e per accertare la sua identità è stato necessario prendere le sue impronte digitali.

Solo così la polizia è risalita dalla ex moglie che ora vive all'estero e che non aveva più contatti con lui da circa un anno.  "Mi ha avvisato la Polfer sono caduta dalle nuvole. Io non avevo neanche idea che fosse tornato a Genova, per me era ancora a Rimini" ha dichiarato la donna all'agenzia Dire, sottolineando di non riuscire a capire come abbia fatto "un uomo che aveva anche dei soldi a sparire e finire così".

"Era arrivato in Italia negli anni '80, è stato uno dei primi senegalesi ad arrivare ed era regolare. Popi abbiamo lavorato insieme in tanti paesi africani, per diverse ong, come coordinatori di progetto. E il suo nome era Seydou, Diallo era il cognome" ha ricostruito la ex moglie dell'uomo. Quando era ritornato in Italia, però, aveva iniziato ad avere problemi di alcolismo.

"Era aiutato dalla famiglia perché suo fratello è il terzo uomo più ricco del Senegal. E all'inizio ci mandavano ogni mese 550 euro perché sapevano che ero io l'unica che lavorava" ha rivelato la donna, concludendo: "La polizia mi ha detto che non creava nessun problema. Forse è anche per questo che non è stato aiutato: non si è andati fino in fondo perché nessuno avrebbe mai a una tragedia del genere".

È necessario implementare l’educativa territoriale per andare incontro ai senza dimora che non vogliono entrare nelle strutture, togliendoli dalla strada per salvare loro la vita" ha dichiarato l'assessore alle Politiche sociali del Comune di Genova Lorenza Rosso dopo la notizia della morte di Diallo Seydou, "Nel periodo invernale le basse temperature portano talvolta queste persone, grazie anche alle relazioni instaurate dagli operatori di strada, ad accettare l’accoglienza temporanea. Purtroppo nel caso Diallo Seydou non ha funzionato, visto che, nonostante i volontari lo avessero a più riprese invitato a passare la notte in dormitorio, non si è riusciti a dargli un ricovero in quanto irreperibile. È evidente quindi che qualcosa non abbia funzionato se, pur avendo un sistema con un'offerta adeguata di posti residenziali, una persona sia rimasta in strada dove ha perso la vita" ha aggiunto l'assessore

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