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20 Novembre 2018
18:27

Treviso, uccise la fidanzata incinta di 20 anni: 30 anni in appello per Mihail Savciuc

Nessuno sconto di pena per Mihail Savciuc, il ventenne moldavo che il 19 marzo del 2017 a Vittorio Veneto (Treviso) ha ucciso, secondo l’accusa, l’ex fidanzata Irina Bacal, incinta di sei mesi. La ragazza fu colpita con una grossa pietra e poi strangolata. Il cadavere venne poi occultato in un boschetto.
A cura di Susanna Picone
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Nessuno sconto per Mihail Savciuc, il ventenne moldavo che secondo l’accusa il 19 marzo del 2017 ha ucciso a Vittorio Veneto (Treviso) l’ex fidanzata Irina Bacal, una ragazza sua coetanea e connazionale incinta di sei mesi. La Corte d’Assise d’Appello di Venezia ha confermato la condanna a trenta anni di carcere arrivata in primo grado. Secondo l’accusa, il giovane avrebbe ucciso la fidanzata colpendola con una grossa pietra e poi strangolandola. Il bimbo che la vittima portava in grembo era proprio del fidanzato accusato del delitto e che non voleva diventare padre. Il corpo minuto di Irina fu nascosto in un boschetto dove i due ragazzi si erano incontrati per chiarire le responsabilità relative alla paternità del figlio.

Il giovane ha confessato il delitto – Mihail Savciuc, che inizialmente negò di essere coinvolto nella scomparsa della ventenne, poi interrogato per ore dagli inquirenti che subito sospettarono di lui confessò il delitto. Era stato lui a uccidere Irina e a nascondere il suo corpo. Nei giorni precedenti al brutale assassinio Savciuc era andato anche a cercare informazioni su internet su “come uccidere una persona”.

Confermata la pena e le provvisionali ai parenti della vittima – In primo grado il giudice aveva condannato Savciuc anche a risarcire la madre della ragazza con una provvisionale di 200.000 euro e la sorella Cristina con 80000. La difesa aveva fatto appello chiedendo l’assoluzione dell’imputato. Il suo avvocato, Giorgio Pietramala, aveva chiesto le attenuanti generiche e l’esclusione dei motivi abbietti incontrando l’opposizione del procuratore generale Paola Cameran e dell’avvocato Andrea Piccoli che assiste la famiglia della giovane vittima. Alla fine, al termine di una camera di consiglio lunga più di un’ora, i giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno confermato la pena e le provvisionali. La difesa ha annunciato che ricorrerà in Cassazione.

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