Una storia terribile, fatta di ricatti e gogna online. Tutto pare da una ragazza impiegata in un asilo nido in un comune del torinese. Conosce un calciatore dilettante, intreccia con lui una storia di breve durata e in queste poche settimane gli invia un video hot e 18 foto. Lui, a quel punto, fa esattamente quello che nessun uomo dovrebbe fare: posta il materiale nella chat di Whatsapp degli amici. Così inizia l'incubo della maestra, con foto e video in cui il suo viso è perfettamente riconoscibile pubblicati in rete. La storia però non finisce qui, perché c'è un risvolto ancora più triste: la moglie di uno di questi amici si accorge che quella in foto è l'insegnante di suo figlio. Non tende la mano alla maestra, ma decide anzi di inoltrare tutto il materiale ad altre tre mamme. 

Subito dopo ha chiamato l'insegnante, minacciandola di non denunciare il marito. "Non dire nulla a nessuno o rivelo tutto alla dirigente dell'asilo". La vittima però era determinata a denunciare e così ha fatto nonostante le intimidazioni. Scatta quindi la vendetta: la mamma in questione ha avvertito la dirigente dell'asilo che l'ha licenziata e umiliata, rendendo noti i motivi del provvedimento nonostante nulla avessero a che fare con il suo lavoro. La direttrice, però, è stata chiamata a processo per diffamazione e all'ex fidanzato della vittima è andata peggio, tanto che ha chiesto di accedere alla messa alla prova, un istituto giuridico che corrisponde a un risarcimento sociale al quale le persone per cui è prevista una pena sotto i 4 anni chiedono di accedere per evitare la condanna. Nulla da fare, però: il giudice ha usato il pugno di ferro e ha chiesto per l'uomo un periodo di lavori socialmente utili che durerà un anno. Svolgerà otto ore di servizio a settimana senza poter disporre di sospensioni nei periodi festivi. La maestra ha inoltre chiesto centinaia di migliaia di euro di risarcimento, altrimenti si costituirà parte civile nel processo penale che attende la direttrice e la moglie dell'amico calciatore.