Sedici persone sono state arrestate questa mattina nell'ambito di una maxi operazione contro la ‘ndrangheta piemontese che ha visto l'impiego di 150 agenti di polizia, che hanno anche eseguito il sequestro preventivo di beni per tre milioni di euro. A coordinare le operazioni è stata la Direzione distrettuale antimafia del capoluogo piemontese che ha messo nel mirino in particolare due distinte organizzazioni criminali dedite ad attività di usura, estorsione e riciclaggio. A scopo preventivo sono stati sequestrati, tra l’altro, soldi contanti, orologi, moto.

L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore e coordinatrice della Dda torinese Anna Maria Loreto e dal magistrato Valerio Longi, ha avuto inizio nel 2014, dopo l’acquisizione di alcune cambiali legate a un’altra vicenda giudiziaria. L’indagine in particolare ha riguardato due organizzazioni criminali: una capeggiata da Vittorio Ceretta, pluripregiudicato, l’altra dal sorvegliato speciale Renato Macrì, noto esponente della ‘ndrangheta. C’è poi un terzo filone, legato ai prestiti a tasso usuraio elargiti da Vittorio Raso, oggi latitante per evitare altri provvedimenti cautelari. Raso operava con l’aiuto delle moglie di alcuni esponenti del clan malavitoso dei Crea, che facevano da intermediari. In uno dei dialoghi intercettati, e diffusi in un filmato dalla polizia, si sente un uomo (non indagato) vicino a Macrì spiegare al figlio alcuni “codici” di quella che lui definisce “famiglia”

"Si tratta di un'attività economico finanziaria che ha a che fare con l'acquisizione di una provvista di denaro che avviene attraverso la costituzione di società di capitali e l'utilizzazione di questi soldi anche per l'effettuazione di prestiti a usura e per altre operazioni che vanno dalle truffe, all'intestazione fittizia e addirittura al riciclaggio", ha commentato Francesco Messina, Direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato. I tassi di usura raggiungevano anche il 10% mensile. "Questo quadro è allarmante perché attesta un coinvolgimento di questi gruppi criminali in settori di alta specializzazione. Bisogna approntare un sistema di contrasto che sia efficace per combattere questa minaccia che è più qualificata di quella militare. Sono i colletti bianchi, la loro attività richiede particolari studi e una formazione che viene messa al servizio di queste organizzazioni". Messina ha concluso: "Ci stiamo formando in questa direzione perché la nuova frontiera dell'anticrimine è quella di creare un investigatore che sia in capace di agire per contrastare l'apparato militare e questo genere di minaccia".