Un morto, centinaia di sfollati e danni a strade e case. È questo il bilancio ancora molto provvisorio diffuso dalle autorità delle Filippine dopo la violenta scossa di terremoto in mare, di magnitudo 6.6 della scala Richter, con epicentro a sud-est dall'isola di Masbate, nella regione di Bicol.

Al violentissimo sisma sono seguite quattordici scosse di assestamento di minore intensità, che hanno impresso un duro colpo all'arcipelago già colpito dal crescente numero di casi di infezioni da coronavirus. Nelle Filippine sono 164 mila le persone che hanno contratto il Covid-19. "È stato molto forte, ci sono state numerose case danneggiate", ha riferito il sergente Antonio Clemente in servizio a Cataingan, una città di circa 50 mila abitanti. Sotto un edificio crollato di tre piani è stata estratta l'unica vittima accertata. Si tratta di un uomo. Sua moglie è illesa. Le autorità, inoltre, hanno escluso la possibilità di uno tsunami.

L'arcipelago delle Filippine è una delle aree sismicamente più attive del mondo e sono frequenti sia i terremoti che le eruzioni vulcaniche in virtù della propria collocazione geografica a cavallo del cosiddetto Anello del Fuoco: in geologia con questa denominazione si indica una zona caratterizzata da numerosissimi terremoti (circa il 90% dei sismi mondiali avvengono all'interno di questa fascia: la maggior parte dei terremoti profondi e molti intermedi e superficiali) ed eruzioni vulcaniche. Questa area si estende per circa 40mila chilometri (ovvero quasi quanto la circonferenza equatoriale terrestre) tutto intorno all'oceano Pacifico, con una forma che ricorda quindi grossolanamente un ferro di cavallo. È caratterizzata dalla presenza di molti archi insulari (Polinesia, Filippine, Nuova Zelanda, Indonesia, Giappone ecc.), fosse oceaniche e catene montuose vulcaniche.