Tangenti Eni-Saipem: accertamenti sul “Paolo Scaroni Trust”
Nuova tegola per l'ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni. Dopo la vicenda nigeriana ora nel mirino dei giudici è finito il trust di Scaroni in Svizzera di cui risultano beneficiari lo stesso ex Ad di Eni, la moglie Francesca Zanconato e i loro discendenti. Il nuovo accertamento fa parte dell'inchiesta già avviata dalla Procura di Milano nel febbraio del 2013 e che vede Scaroni indagato con l'ipotesi di reato di corruzione in relazione a una commessa di Eni Saipem da 11 miliardi di dollari in Algeria. Proprio per far luce su quella vicenda i giudici italiani hanno inviato una serie di rogatorie all'estero per risalire ai conti di Scaroni. Tra queste anche quella alle autorità elvetiche sul Paolo Scaroni trust. In particolare i giudici del capoluogo lombardo puntano a ricostruire tutti i movimenti in entrata e uscita sui conti del trust, per verificare se tutti i flussi di denaro abbiano provenienza lecita o meno.
Trust costruito nel 1996
Dal suo canto Paolo Scaroni, attravero i suoi avvocati, aveva già spiegato che il trust, costituito nel 1996 contestualmente al trasferimento del manager in Gran Bretagna, è servito negli anni per amministrare e raccogliere quanto guadagnato all'estero. Lo scopo finale dei giudici, che hanno inviato rogatorie anche in Lussemburgo, Abu Dhabi, Algeria, Francia, Hong Kong, Singapore e Libano, è quello di ricostruire tutti gli spostamenti del denaro pagato da Saipem agli intermediari algerini. Per i pm infatti quei soldi avevano come terminale il ministro algerino dell'Energia Chekib Khelil, a cui sarebbero andati 198 milioni di euro per ottenere i grandi appalti, ma una parte sarebbe tornata ai manager Eni.