Suicidio Denise Cosco, Procura di Velletri apre indagine: perizia sul cellulare per ricostruire gli ultimi giorni

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La prima foto di Denise Cosco pubblicata dalla zia
La Procura di Velletri ha aperto un’indagine sulla morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo. Viveva con una nuova identità ad Ariccia ed è stata a lungo sotto protezione.

La Procura di Velletri ha aperto un'indagine per accertare le circostanze della morte di Denise Cosco. Domenica scorsa si è gettata dalla finestra della sua casa di Ariccia, dove viveva sotto una nuova identità con il compagno e la figlia, ed è morta ieri, 10 settembre, in ospedale a Roma. Aveva 35 anni ed era la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, tra le prime donne ad opporsi alla ‘ndrangheta.

Il dolore per l'assassinio della madre, la testimonianza contro il padre, e la vita sotto protezione. Sono questi alcuni dei "mostri interiori" che secondo l'avvocata Enza Rando, che ha seguito Denise durante il processo contro il padre, avrebbero pesato sulla sua esistenza.

Secondo gli inquirenti, però, potrebbe esserci anche dell'altro. Per questo i pm di Velletri hanno aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, allo scopo di accertare cosa sia avvenuto nella vita di Denise nelle settimane immediatamente antecedenti al decesso.

Oggi verrà eseguita l'autopsia sul corpo. È stato anche sequestrato il suo cellulare per essere analizzato. Nelle prossime ore sarà sentito il compagno, il quale al momento si trova sotto choc.

Dopo aver testimoniato al processo contro il padre – e assassino della madre – Carlo Cosco, Denise era entrata a sua volta nel programma di protezione.

La zia della giovane, Marisa Garofalo, poche ore dopo la notizia della morte ha pubblicato una foto di Denise con una maglia con il nome della madre. A quel primo scatto ne sono seguiti altri nelle ore successive.

Gli anni sotto nuova identità ad Ariccia

Dopo il brutale omicidio della madre nel 2009, Denise ha trascorso un'esistenza riservata. Al funerale di Lea Garofalo, tenutosi nel 2013, ha preferito non mostrare il proprio volto ma diffondere attraverso gli altoparlanti un messaggio di supporto a tutte le vittime della criminalità.

La giovane, all'epoca 22enne, era stata messa sotto protezione per aver testimoniato contro il padre, esponente della ‘ndrangeta crotonese, e assassino di sua madre. Denise ha assunto una nuova identità ed è rimasta nel programma fino al 2018.

Libera: "Denise, coraggiosa e sofferente"

A seguirla durante il suo percorso, sempre lontano dai riflettori, ci sono state le associazioni Libera e Gruppo Abele, presiedute da don Luigi Ciotti, che in un comunicato ha definito Denise una "giovane donna coraggiosa e sofferente".

Poche ore dopo la diffusione della notizia relativa al decesso di Denise, don Luigi Ciotti ha inviato un messaggio di cordoglio, ma anche di speranza: "Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle ‘Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi’, ma anche ‘Grazie del tempo che abbiamo passato insieme’. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno".

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