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10 Settembre 2022
21:07

Stefano Leo ucciso solo perché era felice in strada, condanna definitiva a 30 anni per l’omicida

LaCorte di Cassazione che ieri ha respinto il ricorso dei legali dell’imputato rendendo definitiva la sentenza per Said Mechaquat, il reo confesso dell’omicidio di Stefano Leo.
A cura di Antonio Palma
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Trenta anni di carcere, è questa la sentenza di condanna definitiva per Said Mechaquat, l'uomo colpevole di aver ucciso in strada Stefano Leo, il ragazzo biellese di 34 anni che il killer nemmeno conosceva e che aveva l'unica colpa di sembrare felice mentre camminava in strada a Torino per andare al lavoro.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ieri ha respinto il ricorso dei legali dell'imputato contro la sentenza emessa dalla corte di Assise di Appello di Torino nell'ottobre dello scorso anno. I giudici, in terzo grado di giudizio, hanno rigettato le istanze della difesa rendendo così definitiva la condanna per l'omicidio avvenuto la mattina del 23 febbraio 2019 ai Murazzi di Torino.

Il difensore, l’avvocato Basilio Foti, aveva sostenuto che l’aggressione non potesse essere considerata come premeditata mentre il procuratore generale Silvia Salvadori, che rappresentava l'accusa, aveva chiesto invece la conferma della condanna. Alla fine i giudici hanno accolto l'istanza del pm e Said Mechaquat è stato ritenuto colpevole di omicidio premeditato e aggravato dai futili motivi.

Come ammesso dallo stesso imputato dopo l'arresto e come stabilito dai processi, vittima e omicida non si conoscevano e non si erano mai parlati ma il killer aveva scelto la sua vittima a caso “perché era felice”. Stefano Leo, commesso in un negozio di abbigliamento, fu ucciso con una coltellata alla gola solo perché quel giorno sorrideva.

"L’ho ucciso perché era giovane e felice. Volevo fare qualcosa di eclatante", spiegò l'uomo Said Mechaquat dopo l'arresto seguito a una lunga caccia all'uomo da parte delle forze dell'ordine durata un mese. Quando si costituì alle forze dell'ordine, infatti, Said  affermò: "Volevo farla pagare alla città di Torino. L’ho ucciso perché era giovane e felice. Volevo fare qualcosa di eclatante".

L'omicida ha raccontato di uno scambio di sguardi tra lui che era seduto sul lungo Po e la vittima che passava a piedi. La vittima avrebbe sorriso senza immaginare che quel sorriso avrebbe scatenato la furia omicida dello sconosciuto che lo raggiunse uccidendo con una coltellata alla gola sulle strisce pedonali

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