Stefano Conti

È la notte tra il 25 e il 26 dicembre quando gli abitanti di alcuni comuni alle pendici dell'Etna, in piena notte, vengono svegliati da una fortissima scossa di terremoto di magnitudo 4.8. Alle 3.19 la terra ha tremato rischiando di causare una strage. Per fortuna nessuna vittima, nessun ferito grave; tantissime le case danneggiate, centinaia gli sfollati. Ora nei luoghi del sisma, dopo la passerella politica dei principali esponenti del Governo nazionale, non è rimasto più niente. Se non indifferenza, tristezza, dolore, macerie e tanta solitudine.

Un "terremotino" lo definisce erroneamente qualcuno, un terremoto di "serie B" su cui i riflettori si sono spenti pochi giorni dopo poiché (per fortuna) non ci sono state vittime. Peccato che i segni di quel disastro continuino ad essere evidenti. Come a Fleri, Pennisi e Piano D'Api.

La storia di Stefano Conti è emblematica: lui ha perso tutto. Proprio tutto. Non solo la casa – che è andata distrutta – ma anche il lavoro visto che all'interno di quel casolare custodiva gelosamente i macchinari con i quali lavorava la carta pregiata. Una cartiera che oggi non c'è più. Un pezzo di muro è finito persino sulla sua auto distruggendola. Inutile recuperarla, gli hanno detto, conviene comprarne una nuova. Intanto Stefano, che ha quattro cani, si è trasferito a casa di amici insieme alla sua compagna.

E non è finita qui: fino ad oggi non ha visto un euro né di contributi per l'autonoma sistemazione né per la ristrutturazione dell'immobile (quelli stanziati dal Governo con un contributo di 10 milioni di euro). Anche se, nel suo caso, da ristrutturare ci sarebbe ben poco: il suo obiettivo resta quello di ricostruire ex novo la cartiera magari a pochi metri da quel casolare – a Piano D'Api, frazione di Acireale – ma non lì, non su quel terreno su cui passa una faglia (noi di Fanpage.it ve l'abbiamo documentato grazie al sopralluogo col geologo Domenico Bella).

Uno shock, una scena agghiacciante e disastrosa vedere la propria casa crollata. Non è facile realizzare che tutto quello che avevi da un momento all'altro non c'è più. Così, dall'oggi al domani.

Stefano è disperato e chiede una mano a tutti: ha bisogno di ripartire, di riprendere in mano la sua vita. Vorrebbe ricostruire la sua cartiera (pensate: i fogli di carta della famiglia Conti sono stati ordinati anche da Papa Wojtyla e dal presidente americano Reagan): per aiutarlo è possibile donare cliccando qui. Intanto Stefano è stato lasciato da solo, lo Stato non si è preoccupato di lui.

C'è solo un aspetto positivo in questa vicenda: Stefano e la sua compagna sono dei miracolati, quella sera non si trovavano in casa. Erano partiti per una brevissima vacanza. Avevano deciso di trascorrere due giorni fuori, proprio il 25 e il 26 dicembre.

Se fossimo stati nella nostra abitazione al momento del terremoto saremmo certamente morti. Quando ho momenti di depressione, penso ancora alla mia camera di letto coperta da travi di legno. Sono vivo per miracolo.