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Spara alla madre con la pistola per il bestiame a Caselle Torinese: Luciana Cat Berro è morta

È morta Luciana Cat Berro, 65 anni, colpita alla testa dal figlio con una pistola sparachiodi nella loro cascina di Caselle Torinese. L’uomo, agricoltore di 40 anni, è stato arrestato dopo aver confessato e ora risponde di omicidio volontario.
A cura di Biagio Chiariello
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Carabinieri sul luogo dell’omicidio a sinistra, Paolo Ferri a destra
Carabinieri sul luogo dell’omicidio a sinistra, Paolo Ferri a destra

Non ce l’ha fatta Luciana Cat Berro, la donna di 65 anni rimasta gravemente ferita nella notte tra venerdì e sabato nella cascina di famiglia a Caselle Torinese. È morta nel tardo pomeriggio di martedì 27 gennaio all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove era ricoverata in condizioni disperate dopo essere stata colpita alla testa dal figlio, Paolo Ferri, 40 anni, agricoltore.

L’aggressione è avvenuta intorno alle 3 del mattino nella cascina di strada Torino 90, dove la donna viveva proprio insieme al figlio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe sparato alla madre utilizzando una pistola sparachiodi, uno strumento normalmente impiegato per l’abbattimento del bestiame. Il colpo ha provocato lesioni craniche e cerebrali gravissime, rivelatesi irreversibili.

Subito dopo il fatto, è stato lo stesso Ferri a chiamare il 112, confessando quanto aveva appena fatto. "Venite, le ho sparato, non ce la facevo più", avrebbe detto alla centrale operativa. La donna è stata soccorsa e trasportata d’urgenza al San Giovanni Bosco, dove ha lottato per giorni tra la vita e la morte. Nonostante i tentativi dei medici, le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso.

Paolo Ferri è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Venaria Reale e trasferito nel carcere torinese, dove si trova tuttora detenuto. Durante l’udienza di convalida dell’arresto, tenutasi lunedì mattina, ha pronunciato poche parole — "mi dispiace" — poi, d’accordo con la sua avvocata, Ilenia Caratozzolo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.

Inizialmente accusato di tentato omicidio, Ferri dovrà ora rispondere di omicidio volontario. La Procura di Torino, che coordina le indagini, provvederà nei prossimi giorni a formalizzare l’aggravamento del capo d’imputazione. Gli inquirenti stanno ovviamente approfondendo il contesto familiare e personale che avrebbe preceduto il gesto, nel tentativo di chiarire le motivazioni alla base dell’aggressione.

Nelle indagini assumerà un peso rilevante anche un messaggio audio inviato dall’uomo a un amico alcune ore prima dell’aggressione, nella serata di venerdì. Nel vocale, registrato intorno alle 22, Ferri si lascia andare a uno sfogo che restituisce il clima di forte tensione che avrebbe preceduto il gesto. Racconta una fase di ricaduta nell’abuso di alcol e droghe, parla di stanchezza, di rabbia accumulata e di rapporti familiari ormai logorati, arrivando a parlare della madre e della sorella come di persone che non riusciva più a sopportare. Parole che, riascoltate oggi, appaiono come una sorta di anticipazione esplicita della violenza che sarebbe seguita.

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