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Covid 19
7 Giugno 2020
13:01

“Sono di mio figlio i polmoni trapiantati al 18enne affetto da Covid: lui ne sarebbe stato felice”

Parla Ignazia Sanna, mamma di Davide Trudu, l’agricoltore 30enne morto lo scorso 17 maggio in un incidente con il trattore. “Mio figlio sarebbe stato felice di aver salvato delle persone: era generoso”. Gli organi di Davide hanno salvato cinque persone tra cui il 18enne milanese affetto da Covid i cui polmoni sono stati bruciati dalla malattia.
A cura di Giorgio Scura
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SUD SARDEGNA – "Davide sarebbe felice di sapere che grazie a lui altre persone sono vive: era generoso. Io vorrei abbracciarli tutti un giorno perché so che mio figlio vive in ognuno di loro". Ignazia Sanna è la mamma di Davide Trudu, morto a 30 anni lo scorso 17 maggio per un incidente in trattore non lontano da casa a Samassi, nel cuore del Sud della Sardegna. Il ragazzo, dopo l'incidente, è finito in coma irreversibile, così la generosa mamma, assieme ai tre fratelli di Davide, ha deciso per la donazione degli organi, ha scelto per la vita.

Così il cuore di Davide ha salvato una donna sarda di 39 anni, il fegato un emiliano che rischiava di morire e i reni a due persone di Carbonia e Nuoro. I polmoni invece, entrambi, sono finiti nel petto di un 18enne milanese conosciuto in tutta Italia perché, dopo essersi ammalato di Covid, nonostante la giovane età e l'assenza di patologie pregresse, è finito in rianimazione, con entrambi i polmoni "bruciati" dal coronavirus.  Il 18enne, dopo 12 ore di intervento chirurgico, il primo di questo genere in Europa, sta bene e respira in maniera autonoma, usando i polmoni di Davide: "Siamo in contatto con la sua famiglia – racconta mamma Ignazia al Corriere – ci aggiornano continuamente, sappiamo che sta meglio, e c’é voglia reciproca di conoscerci e quando sarà possibile ci incontreremo".

Il 18enne milanese ha ricevuto i polmoni di Davide il 18 maggio, il giorno dopo la morte dell'agricoltore sardo. Il ragazzo si era ammalato di Covid il 6 marzo con crisi respiratorie che l'hanno portato in terapia intensiva al San Raffaele, subito intubato; due settimane dopo il collasso ai polmoni e il collegamento al ventilatore. A metà a aprile situazione disperata, trasferito al Policlinico, poteva salvarlo soltanto un trapianto.

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