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Omicidio Sirolo, la testimone: “Non conoscevo la strada. Killer è sceso dall’auto e ha ucciso Klajdi”

Il racconto della 40enne di Ancona che era in una delle auto coinvolte nella folle lite a Sirolo. Klajdi Bitri è morto a 23 anni, ucciso con fucile da sub da un 27enne di origini algerine.
A cura di Biagio Chiariello
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"Se l’è presa perché guidavo lenta, ma non conoscevo la strada". A parlare è la 40enne anconetana coinvolta nella lite che ieri pomeriggio a Sirolo ha portato alla morte di un ragazzo. Inizialmente si pensava che il diverbio fosse stato innescato da una mancata precedenza, in realtà si sarebbe trattato della velocità, ritenuta troppo bassa, dal 27enne algerino che prima ha insultato la signora, poi ha scagliato alcuni colpi di fiocina al ragazzo intervenuto per sedare il litigio.

 È sceso dall’auto ed ha iniziato a litigare con mio marito. Poi l’ha picchiato con calci e pugni. Era una furia. In sua difesa sono intervenuti tre nostri amici. Quando se li è visti davanti, il killer ha aperto il portabagagli, ha preso la fiocina e ha sparato a Klajdi. In mezzo al petto. È morto subito" ricorda la donna al Messaggero.

Klajdi Bitri, operaio 23enne, è deceduto poco dopo. In manette è finito Fatah Melloul. L'uomo aveva tentato una breve fuga, ma in serata è stato bloccato a Falconara. In macchina aveva ancora il fucile da sub, l'arma del delitto. Con lui c'era anche la compagna, italiana.

La vittima era invece a bordo di una Mercedes, insieme ad altri due ragazzi che procedevano come la 40enne verso il mare.

Eravamo stati tutti insieme a pranzo a Marina di Montemarciano – racconta la donna, ancora sotto choc – e per il pomeriggio avevamo deciso di venire al mare a Sirolo. Alla rotatoria mi sono fermata un attimo, non conoscevo bene la strada".

Ad un certo punto è successo qualcosa. "La persona che stava nella Opel si è arrabbiata, è scesa dall’auto e ha iniziato a litigare con mio marito. L’ha aggredito con calci e pugni. Per difenderlo sono arrivati i nostri amici, che con la Mercedes stavano dietro alla Opel" ricorda ancora la donna.

Per evitare che i bambini assistessero alla lite ha girato l'angolo della strada. A pochi metri di distanza dal punto dove ha parcheggiato è andata in scena la tragedia. "Quando l’aggressore ha visto che erano in tre – continua il racconto – ha aperto il portabagagli e ha preso la fiocina. Li ha inseguiti e ha sparato a Klajdi. S’è rimesso in macchina, guidata da una ragazza, ed è fuggito".

Poi riflette:

Andare lenti in auto quando non si conosce la strada è normale, non è normale reagire in questo modo. A mio marito l’ha fatto nero. Era fuori di sé. Si poteva pensare che finisse in questa maniera?" si chiede.

È lei a ricordare che Klajdi era giunto in Italia quando non aveva neanche 18 anni. Lavorava in una ditta dei cantieri navali e amava il calcio, tanto da militare in Terza Categoria con la Nuova Aquila, squadra multietnica che ha fatto dell’eterogeneità dei suoi atleti il suo punto di forza. "Lui era un buono, un bravo ragazzo. Ma veramente…" dice, affranta.

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