Con le misure decise nel nuovo Dpcm "non credo che saremo in grado di abbassare troppo questi numeri", ovvero i dati attuali dell'epidemia di Coronavirus. "Semmai potremo rallentarne la salita" e, non appena accadrà, l'auspicio è "che si possa ritornare a una situazione di normalità". È quello che si augura il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, che intervenendo ad Agorà, su Rai3, ha parlato dei suoi dubbi e delle sue perplessità sulle misure contenute nell'ultimo decreto firmato domenica dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Con il dpcm del 25 ottobre arriva un giro di vite per molte attività legate al tempo libero e in tanti stanno criticando, ad esempio, la decisione di chiudere bar e ristoranti alle 18. E appunto anche il viceministro Sileri non è apparso convinto di queste nuove restrizioni per combattere la pandemia di Coronavirus.

Dubbi di Sileri sulle misure decide dal governo – "È una misura su cui non sono pienamente d'accordo – ha spiegato Sileri commentando la decisione di chiudere bar e ristoranti alle 18 da oggi e fino al 24 novembre – anche se poi la decisione viene presa in base ai dati, guidata da un Comitato tecnico scientifico". E credo che "magari, con i dati in loro possesso", gli esperti del Comitato tecnico scientifico abbiano "spinto in quella direzione per addolcire la salita della curva" epidemica. "Ma io immagino che, una volta che" questa curva sarà "non dico appiattita né diminuita" – perché appunto "non credo che saremo in grado di abbassare troppo questi numeri" – bensì rallentata, "si possa ritornare a una situazione di normalità", è il pensiero del viceministro. "Io ho sempre pensato che laddove c'è un protocollo e dove il protocollo viene rispettato con rigore e severità il rischio contagio è sicuramente molto basso": ha detto ancora il viceministro.

Dopo l'esperienza politica Sileri andrà a lavorare al San Raffaele con Zangrillo – Su Libero Sileri ha anche parlato del suo ritorno, una volta terminata la propria esperienza politica, all’attività di medico nell’ospedale dove lavora anche il professore Zangrillo. “Il 25 marzo 2023, quando sarà finito tutto questo, mi troverà al San Raffaele di Milano, dove ho vinto un concorso del 2016”, ha detto, difendendo anche Zangrillo dalle critiche ricevute: “Zangrillo ha usato un'espressione infelice ma molti degli addetti ai lavori hanno capito benissimo che cosa intendesse: che il virus non arrivava più in terapia intensiva. Ora sì, il virus circola, più persone rischiano di andare in terapia intensiva. Ma ci sono differenze. Durante la prima ondata si moriva in casa e il medico arrivava due giorni dopo il decesso. Ora non è più così”.