video suggerito
video suggerito

Sergio, sfollato a Niscemi: “La mia casa è franata e ho perso tutto. Rischiamo di rimanere un paese fantasma”

“Abbiamo visto una crepa sul muro e abbiamo deciso di uscire e salvarci la vita. La nostra casa è crollata per metà, siamo gli unici che non abbiamo recuperato niente di ciò che c’era dentro”: il racconto di Sergio Cirrone, uno degli oltre mille sfollati dopo la frana a Niscemi.
0 CONDIVISIONI
La frana di Niscemi vista dall’alto
La frana di Niscemi vista dall’alto

Ha perso la casa di famiglia, quella in cui viveva e per cui il padre aveva investito il lavoro di tutta una vita. Ha perso la sua attività in paese, a 70 metri dalla linea di frana, ha perso i mobili, gli elettrodomestici, le foto, ogni ricordo, e con loro ogni speranza di poter tornare.

Sergio Cirrone è solo uno dei 1500 sfollati di Niscemi, in Sicilia, che da domenica scorsa hanno perso tutto.

“La mia casa per metà è franata, per un'altra metà è ancora lì. L’altra mia casa stava proprio sotto ed è franata completamente. Era una casa a norma, comprata tre anni fa ed è andata giù in pochi minuti”, racconta l’uomo a Fanpage.it, aggiungendo: “Siamo evacuati alle 14:30 di domenica, ma ci siamo accorti per caso della crepa affacciandoci, come facciamo sempre, per guardare il panorama. Non abbiamo avuto neanche  il tempo di scendere per capire l’entità della cosa, che in pochi minuti la terra aveva iniziato a sprofondare di diversi centimetri”.

Quando è franata l’SP10 verso l’una circa di domenica, i Niscemesi non sono stati avvertiti che ci potesse essere il pericolo di frana anche li. “Siamo stati noi a chiamare i vicini, a dare l’allarme, a dire ‘guardate che sta succedendo qualcosa', c’è stato poi un momento di panico. Evidentemente e giustamente erano tutti impegnati sul fronte della SP10, ma nel frattempo qua crollava tutto”.

Nel giro di 24 ore, infatti, tutto il costone è crollato, e oggi è una voragine quella su cui si affaccia la metà della casa di Sergio che è ancora in piedi.

“Siamo usciti per un pelo. Quando siamo tornati indietro per recuperare qualcosa, la casa stava cominciando proprio a spaccarsi in due. Abbiamo visto una crepa sul muro bella importante e quindi abbiamo deciso di uscire e salvarci la vita. Non abbiamo preso niente. Siamo gli unici che non sono riusciti a recuperare niente, neanche i vigili del fuoco sono riusciti ad entrare perché è crollata la scala”, continua.

Sergio e la sua famiglia, tuttavia, sono stati più fortunati di altri: hanno un tetto dove ripararsi. Ma tante delle persone che oggi sono sfollate non hanno nessun altro posto dove andare. Alcune di loro vivono adesso al Palasport di Niscemi, ma si tratta di una sistemazione emergenziale, difficile da sostenere per più di due giorni.

L’emergenza, però, rischia di protrarsi per molto più tempo. Stamane è stato deciso che nei prossimi 15 giorni si capirà se bisognerà evacuare anche il resto del paese, intanto di sicuro c’è che chi viveva nel quartiere popolare di Sante Croci con ogni probabilità non potrà mai più tornare.

“Più di 1500 persone non sanno dove andare e cosa fare. Noi sì, abbiamo perso la casa, è vero, abbiamo perso un’attività a pochi metri di distanza, dove abbiamo investito i risparmi di una vita, però io un altro tetto sulla testa”, spiega ancora Sergio.

Tra gli sfollati che aspettano una sistemazione c’è anche il nonno di Sergio, malato oncologico che avrebbe bisogno di una casa, di un alloggio normale, ma sta ancora aspettando che gli venga assegnato. Il primo soccorso comunque continua a fornirlo il Comune all'interno del palazzetto, il resto lo sta facendo la solidarietà di amici, parenti, e volontari.

Intanto, secondo il Presidente della regione Sicilia Renato Schifani chi ha già perso la casa e chi sarà costretto a sfollare avrà diritto a una abitazione. “Speriamo”, commenta Sergio, “che alle parole seguano i fatti”.

Intanto online non si fermano i commenti di chi sostiene che la causa di questo immenso disastro sia l’abusivismo, e che in un qualche modo – quindi – i niscemesi “se la siano cercata”.

“Ci sono tante fake news che stanno girando sulla frana, sulle persone che avrebbero costruito abusivamente o sui prezzi delle nostre case”, continua sconfortato l’uomo,  "Sante Croci è un quartiere popolare, sì, ma è anche un quartiere storico. Qua abbiamo case del 1700 che sono ancora in piedi e adesso rischiano di crollare. Dal 1997 ci sono stati dati dei permessi di costruzione e noi li abbiamo rispettati. Siamo una piccola comunità che quando ci hanno imposto il MUOS ha lottato contro un gigante enorme, una piccola comunità di 20.000 anime contro gli Stati Uniti, per difendere una riserva naturale. L’hanno fatto lo stesso senza darci una compensazione adeguata, avrebbero potuto mettere in sicurezza tutto il paese, darci presidi ospedalieri, zone di monitoraggio per l’inquinamento elettromagnetico. Potevano e dovevano fare molto di più di quello che hanno fatto all’epoca. Siamo una terra sfruttata, martoriata, stereotipata, e ne viviamo ogni giorno le conseguenze. Siamo stati abbandonati allora e lo siamo anche adesso”.

Mentre monta la rabbia dei siciliani, la frana è ancora in avanzamento. Il rischio adesso è che il fronte si allarghi e il numero degli  sfollati aumenti vertiginosamente.

“Rischiamo di rimanere un paese fantasma, una fotografia di macerie e di disperazione. È il momento che si faccia qualcosa e che si rimetta in piedi questo paese, altrimenti Niscemi scomparirà per sempre”, conclude l’uomo.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views