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Opinioni
13 Settembre 2022
15:59

Segregata in casa: cos’è la famiglia sacrificante, dove la vittima è in balia dei suoi carnefici

La pensionata segregata a Campobasso era parte integrante di una famiglia disfunzionale. Alla base delle vessazioni anche un movente di tipo economico?
A cura di Anna Vagli
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Le immagini del lavandino da bucato che la 67enne doveva usare per lavarsi
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La storia che arriva dalla provincia di Campobasso è agghiacciante. Una donna di sessantasette anni ha vissuto per ben ventidue anni segregata nella sua abitazione. Si era trasferita a casa di fratello e nuora dopo la perdita del marito e, dopo i primi periodi di normale convivenza, con il passare del tempo la pensionata era stata rinchiusa in una stanza al gelo ed era quotidianamente bersaglio di vessazioni fisiche e psicologiche.

L’incubo è durato fino a qualche giorno fa quando è stata liberata dai carabinieri e tradotta in una struttura protetta. Quali dinamiche si celano dietro una famiglia disfunzionale di questo tipo?

Una famiglia sacrificante

La vicenda della pensionata segregata è riconducibile a quella che in gergo tecnico si definisce famiglia sacrificante. Dove i legami sono minati alla radice e predominano i conflitti, i comportamenti vietati e gli abusi.

Una famiglia nella quale, il legame d’amore si sostituisce al sacrificio di sé. Costringendo così la vittima, più debole ed in evidente minoranza, a rimanere in balia dei suoi carnefici. Che, chiaramente, sono soggetti prevaricatori. Dunque, nessun spazio per l’amore, ma solamente una smodata esigenza di possesso e controllo.

Famiglia sacrificante era quella della pensionata di Bojano. Quest’ultima è stata infatti costantemente esposta, per ventidue anni, a violenza fisica e psicologica. Una violenza perpetrata da fratello e nuora, componenti prevaricatori del nucleo familiare disfunzionale.

Questi ultimi carnefici e in pieno delle loro facoltà mentali. In questo caso, non è prospettabile che fratello e nuora abbiano agito in preda a un qualche disturbo. Ventidue anni di condotte reiterate sono espressione di una lucidità agghiacciante.

La donna è stata costretta a vivere in una stanza ricavata a fianco della legnaia e senza riscaldamento. Nonché a lavarsi solamente una volta al mese nella vasca da bucato. E il motivo per il quale non si è mai ribellata né ha mai chiesto aiuto fino ad oggi è da ricondurre ad un meccanismo preciso che riguarda i ruoli cui accennavo poc’anzi.

Nello specifico, in un modello familiare di questo tipo, la vittima finisce – in una visione totalmente distorta – per riconoscere autorevolezza e autorità ai suoi aguzzini. In aggiunta, non meno pregnante è sicuramente stata l’attività manipolatoria perpetrata da fratello e nuora.

Una manipolazione forte, sicuramente contraddistinta da pressioni psicologicamente non sottostimabili. Al contrario, pregnanti al punto di impedirle di rivelare la sua condizione

Difatti, una manipolazione di questo tipo porta gradualmente a perdere il controllo su se stessi, a modificare le proprie credenze e i propri valori. In altri termini, molto spesso induce a spostare i confini della propria “zona personale”.

Il movente

Per chi indaga oggi il movente è sconosciuto. Alla base della vicenda soltanto meccanismi riconducibili alla famiglia disfunzionale? È molto difficile crederlo. Al contrario, è plausibile che gli investigatori scandaglieranno le disponibilità economiche della famiglia, inclusi gli averi della pensionata. Difatti, appare più che verosimile che gli anni di angherie e vessazioni abbiano a che fare con somme di denaro e beni di altra natura nella disponibilità della vittima. In proposito, ne sapremo di più con la chiusura delle indagini.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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