Il caso di Emanuela Orlandi si potrebbe riaprire. La Procura di Roma indaga per omicidio dopo il ritrovamento, avvenuto alcune ore fa, di alcune ossa in un edificio di proprietà del Vaticano. La magistratura ha già avviato una serie di esami tecnici per capire a chi appartengano questi resti e, in particolare, se abbiano una compatibilità con il Dna della Orlandi o di Mirella Gregori, le due 16enni scomparse a Roma nel 1983. Non ancora chiaro a che epoca risalgano i resti e se riguardino una sola persona. Va però detto che in passato si sarebbero già verificati episodi analoghi. Si stanno eseguendo comparazioni, concentrate in particolare sul cranio e sui denti, per verificare se i resti rinvenuti si ricolleghino a quello che è un mistero rimasto irrisolto nei decenni.

Ossa trovate in un locale annesso alla Nunziatura Apostolica – I resti sono stati rinvenuti durante alcuni lavori di ristrutturazione di un locale annesso alla Nunziatura Apostolica di via Po, a Roma. Il Corpo della Gendarmeria è intervenuto sul posto, informando i superiori della Santa Sede che hanno subito comunicato il ritrovamento alle Autorità italiane per le opportune indagini e la necessaria collaborazione nella vicenda.

Il legale della famiglia: "Ora vogliamo capire"– "Chiederemo alla procura di Roma e alla Santa Sede in che modalità sono state trovate le ossa e come mai il ritrovamento è stato messo in relazione con la scomparsa di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori. Il bollettino emesso dalla Santa Sede fornisce poche informazioni". Lo ha detto Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela, commentando il ritrovamento

La famiglia Orlandi in realtà non si è mai arresa. “È un sacrosanto diritto avere verità e giustizia, non ci rinunceremo mai”, aveva detto all'ANSA, in occasione dell'ultimo anniversario della scomparsa, il fratello Pietro che, dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma, è tornato a chiedere giustizia direttamente al Tribunale Vaticano. E di fatti la denuncia di scomparsa è di nuovo sui tavoli della Gendarmeria e del Promotore di Giustizia. “Finché non avrò la prova che Emanuela è morta per me sarà un dovere cercarla viva – aveva detto ancora il fratello -. Cioè per me è ancora viva perché non ho la certezza della morte. Non mi basta che papa Francesco mi dica ‘Emanuela sta in cielo'. Il pontefice me lo deve dimostrare perché se ad inchiesta aperta nel 2013 mi disse che Emanuela è morta, vuol dire che sa qualcosa".