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24 Luglio 2013
13:00

Schiavi delle slot, le vittime del gioco d’azzardo (REPORTAGE)

Slot machines, videolottery, Gratta&Vinci, poker online e lotterie istantanee. Sono centinaia le forme di gioco d’azzardo legalizzato in Italia, nel 2011 la raccolta di questo mercato ha raggiunto gli 80 miliardi. Sono tre milioni gli italiani che rischiano di sviluppare la ludopatia, queste sono alcune delle loro storie.
A cura di Alessio Viscardi
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"A volte ci parlavo con le slot, vedi a che livello ero arrivato" comincia così la testimonianza di Antonio, giocatore d'azzardo patologico che ha perso tutti i suoi averi alle slot e videolottery. "Gli ultimi risparmi me li sono mangiati con i Gratta&Vinci" ci dice nella sala riunioni di Salerno dove l'associazione Famiglie in gioco organizza gruppi di auto-aiuto per soggetti affetti da ludopatia. "Si tratta della dipendenza dai giochi d'azzardo, quelli non basati sull'abilità del giocatore come slot, videolottery, videopoker, gratta&vinci, scommesse, ecc…" ci dice la dirigente dell'associazione, Stafania Pirazzo.

Ottanta miliardi è il valore delle giocate complessive nel 2011 -ultimo anno di cui l'Aams (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) fornisce i dati aggregati. Ma il presidente del Conagga (coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d'Azzardo) precisa: "Di questi, circa il 70% torna indietro ai giocatori sotto forma di vincite. Sono 18,4 miliardi i soldi persi che costituiscono margine di guadagno per lo stato e per i gestori".

Strazianti le storie di chi è dipendente dal gioco d'azzardo. Giuseppe ha cominciato a giocare alle carte, frequentando per decine di anni piccole bische nelle quali ha speso tutti i propri soldi. "Non ho mai portato la mia famiglia a fare una vacanza" ci dice. "Ho ipotecato per due volte la mia casa". Antonio racconta che quando sua figlio stava male e doveva essere ricoverato in ospedale, lui non aveva nemmeno i soldi per comprargli un pijama per la degenza. "La mattina mi svegliavo alle 5 per poter cominciare a giocare appena apriva il bar. Pensavo soltanto a giocare, poi avevo dei sensi di colpa così forti che dovevo prendere dei medicinali per calmarmi".

Dario ci è ricaduto, dopo che dieci anni fa aveva perso circa 150 milioni di lire ai videopoker. Dopo anni di lotta e di astinenza, ha incrociato le sale slot dove ha perso altri 30 mila euro. "Andavo al bar e se aveva duecento euro, me li giocavo. E se avevo con me mille euro, li perdevo tutti in un giorno". Sale slot come luoghi di aggregazione: "Ci vanno soltanto persone affette da dipendenza, si riuniscono, se uno non ha i soldi per giocare passa l'intera giornata a guardare giocare gli altri". Alla fine, "il giocatore è solo perdente. Non vince mai e quello che vince lo gioca nuovamente".

Daniele Manzo è il proprietario di un bar no-slot nel cuore di Castel Volturno, al Villaggio Coppola. Si è laureato in psicologia ed ha pubblicato il volume "Il gioco d'azzardo psicologico": "Io restavo sconvolto dai comportamenti alienati dei giocatori patologici, come inserire stuzzicadenti per bloccare i pulsanti e far giocare le macchine in automatico oppure giocare su più slot contemporaneamente". Le slot sono ipnotiche, gli studi raccolti nel libro di Daniele lo confermerebbero: "Oltre alle caratteristiche fisiologiche che determinano una predisposizione a diventare dipendenti dal gioco d'azzardo, esistono meccanismi con il ritmo di immagini e suoni che sono studiati per portare il giocatore in uno stato ipnotico e fargli perdere la concezione del tempo".

Quando finiscono i soldi, cominciano le richieste di prestiti, mutui e finanziarie. Poi, si arriva dagli usurai. Giuseppe confessa: "Anche io sono stato dagli usurai, fortunatamente ne sono uscito in fretta". Antonio confessa di aver rubato per giocare alle slot: "Ora non ho più niente, cammino solo con dieci euro in tasca".

Non sono slot e vlt i giochi d'azzardo più diffusi, come ci spiega Matteo Iori: "Gli apparecchi da gioco raccolgono in totale la maggior quantità di denaro, ma i giochi d'azzardo più diffusi sono le lotterie istantanee ed i gratta&vinci". Riccardo Vizzino, presidente dell'associazione Il dado, ci mostra come il muro di gratta&vinci esposti dal tabaccaio abbia anch'esso un effetto ipnotico: "La casalinga, il pensionato, non giocano alle slot. Si giocano i pochi risparmi al gratta&vinci". E ci mostra come, su ogni schedina, ci sia una "quasi vittoria": "Se tu gratti e ti serve il numero 30 per vincere, ti uscirà il 28 oppure il 31. Questo illude il giocatore di aver perso per poco e lo spinge a giocare nuovamente". Tanto è vero, che solo su gratta&vinci e lotterie istantanee si concentra la pubblicità in tv. Alla fine è la moglie di Giuseppe a dare l'unico consiglio sensato: "Soltanto chi smette di giocare vince veramente".

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