Scarcerato Monsignor Nunzio Scarano: accusato di aver riciclato 20milioni di euro sui conti Ior
Il Gip di Roma ha disposto la scarcerazione di Monsignor Nunzio Scarano. L'ex responsabile della contabilità analitica dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica) è stato trasferito, agli arresti domiciliari, in una casa di cura privata in provincia di Salerno. Scarano era detenuto nel reparto carcerario dell'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno per una operazione sospetta di riciclaggio di venti milioni di euro che dovevano essere trasferiti dalla Svizzera a un conto Ior. Lo scorso luglio, rispondendo alle domande degli investigatori, ha parlato di operazioni di riciclaggio effettuate attraverso i conti aperti presso l’Apsa. Le rivelazioni del prelato hanno aperto degli scenari inediti su cui indagare: sono stati scoperti depositi non riconducibili ai religiosi utilizzati per schermare dei passaggi illeciti di denaro. Scarano avrebbe anche fornito i nomi di alcuni “referenti”: “Noi come Apsa non potevamo avere clienti esterni, ma pur non potendo in realtà facevamo banca, nel senso che avevamo una raccolta di risparmio e forme di reimpiego con corresponsione di interessi ai depositanti. Fui ricevuto dal cardinal Bertone alcuni anni fa, subito dopo la sua nomina, ma l'incontro non ebbe alcun effetto”. Il monsignore arrestato ha parlato di conti di cardinali gestiti da Giorgio Stoppa, precedente delegato direttore dell’Apsa, e di conti laici.
Fu il Corriere della Sera a riportare le parole del prelato: “Di recente mi recai dal cardinal Filoni al quale dissi dei conti laici. Dato l’incontro al 2010 e in seguito a questo in effetti alcuni funzionari furono allontanati dall’Apsa. Mennini era arrivato quando Stoppa andò in pensione e si trattava di trovare qualcuno che si occupasse anche di coprire gli scheletri da lui lasciati nell’armadio. Mennini portò con sé De Angelis. I due avevano uno stretto rapporto con Marco Fiore che lavora per i D'Amico a Montecarlo. Stoppa gestiva in maniera padronale e opaca il suo settore. Mennini gli riconobbe un trattamento pensionistico molto lauto. Mennini si era portato anche una certa Maria Teresa Pastanella che godeva di un trattamento privilegiato pur non avendo alcun titolo di studio. Per effetto del mio incontro con il cardinale Filoni furono anche chiusi dei conti di laici”. Monsignor Scarano rispose alle domande dei pm e raccontò i retroscena di diverse operazioni. Ai magistrati Scarano dichiarò di aver parlato con le gerarchie vaticane di un’operazione fatta dal banchiere Nattino: “Questi aveva un conto all'Apsa e un figlio di Mennini, Luigi, lavorava nella banca da lui diretta. Fece un’operazione di aggiotaggio di cui si parlava nei corridoi che riguardava titoli della sua banca che subivano oscillazioni e che venivano comprati e venduti sotto mentite spoglie. A quanto ricordo i titoli erano stati fatti artatamente scendere di valore e Nattino li riacquistò al momento giusto senza apparire e servendosi dello schermo Apsa. Vi furono più operazioni simili. Quando il cardinale Filoni prese provvedimenti, la cosa scatenò il finimondo e io fui promosso in seguito a questi eventi, anche se la promozione, di fatto mi collocò fuori dal perimetro operativo”.