A Rimini oggi si potrà tornare a fare il bagno a mare. Buone notizie, dunque, per turisti e residenti che per tre giorni hanno dovuto fare i conti con il divieto di balneazione a causa dello sforamento dei parametri di legge di escherichia coli e enterococchi, potenzialmente pericolosi per la salute dei bagnanti, su ben 13 punti del litorale, che comprendeva anche Riccione, Cattolica e alcuni comuni del Ferrarese e del Cesenate. Ad annunciarlo è stata l'assessore all'Ambiente del comune di Rimini, Anna Montini, che nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella giornata di ieri ha precisato che "la carica batterica è tornata nella norma, i risultati intermedi, ricevuti questa mattina relativi a prelievi fatti in mare martedì, vanno bene. Giovedì saranno pronti i definitivi e la balneazione sarà ripristinata". Nonostante i tempi record delle analisi e dei conseguenti risultati effettuati da Arpae nei giorni in cui era già in vigore il divieto di balneazione, resta la polemica di albergatori e bagnini della zona, generalmente presa d'assalto nei mesi estivi.

È soprattutto la presidente di Federalberghi Rimini, Patrizia Rinaldis, a tuonare contro il divieto: "Non è possibile che nel 2019 per colpa di una burocrazia ottusa e regole assurde – ha detto –, che impongono prelievi in una giornata di divieto, la nostra immagine ed economia venga pesantemente colpita". Ma il direttore generale di Arpae, Giuseppe Bortone ha specificato che "i giorni nei quali effettuare i campionamenti nei 95 punti della costa emiliano romagnola vengono fissati a maggio. Salvo condizioni particolari, mare mosso o indisponibilità dei mezzi di supporto della Capitaneria, non è possibile modificare il calendario". Insomma, il braccio di ferro continua. A cercare di fare ordine in questa situazione c'è il sindaco Andrea Gnassi, che sempre oggi invierà una lettera alla Regione Emilia Romagna, chiedendo un tavolo tecnico per la verifica delle procedure sui controlli per la balneazione. In particolare, il primo cittadino ha intenzione di chiedere che sia valutata la possibilità di introdurre modalità di analisi con tecniche più sicure dal punto di vista della tutela della salute, ma più efficienti dal punto di vista del tempo di restituzione dei risultati.

Che cos'è l'Escherichia Coli e perché impedisce di fare il bagno a mare

L'Escherichia Coli è un batterio pericoloso che si annida soprattutto nel cibo che ingeriamo e che si trova nell'intestino degli esseri viventi, tra i quali l'uomo. In genere, si viene contagiati da questi micro-organismi quando consumiamo cibi crudi contaminati, ma è possibile anche la trasmissione avvenga via acqua, se questa è a sua volta contaminata ad esempio da feci infette. Tra i sintomi più frequenti ci sono normalmente crampi e diarrea ma possono comportare anche febbre e vomito. Il periodo di incubazione è tra i 3 e gli 8 giorni e, normalmente, in 10 giorni al massimo si guarisce. Ma, talvolta, le conseguenze possono essere molto più gravi e provocare in alcuni casi anche la morte. Per questo esiste una legge europea, recepita in Italia da un decreto legislativo del 2008, che stabilisce le soglie da non superare per la qualità dell'acqua del nostro mare. Se vengono sorpassati determinati livelli di concentrazione nelle acque, questo viene ritenuto una "spia" di una situazione di inquinamento potenzialmente pericolosa e scattano i divieti, perché le spiagge dove non si può fare il bagno sono quelle dove la qualità dell’acqua è "scarsa". Se la situazione di inquinamento viene registrata per cinque anni di fila, il divieto diventa permanente finché l’area non viene bonificata.