"Non è capace di autogoverno e conserva la più totale assenza di senso di umanità". Resta in carcere Daniela Poggiali, l'ex infermiera condannata all'ergastolo, lo scorso 15 dicembre, per l'omicidio di Massimo Montanari. In attesa di sentenza definitiva, attraverso i suoi avvocati Lorenzo Valgimigli e Gaetano Insolera, Poggiali aveva chiesto ai giudici bolognesi di potere tornare libera.

Daniela Poggiali.
in foto: Daniela Poggiali.

Dal tribunale della Libertà di Bologna, ieri è arrivato il no, motivato, da quanto si legge nell'ordinanza, dal rischio che la donna possa rendersi colpevole “di condotte della stessa indole” anche al di fuori di un ospedale. Dotata di "versatilità criminale”, dimostrata da pregressi che rivelano la sua “propensione a condotte illegali”, come furti in corsia. Non solo. L'ex infermiera della Ausl potrebbe incorrere nuovamente in “espressioni di crudeltà verso pazienti o comunque verso terzi”. Poggiali, per i giudici “è una donna che bene sa scegliere come e quando portare a termine le sue intenzioni: e di specifiche occasioni, da libera, potrebbe averne ancora”.

I giudici parlano inoltre di “condotte omicidiare”, con riferimento, oltre alla morte del 94enne Montanari, anche a quella della 78enne Rosa Calderoni, la paziente per la cui morte la Poggiali era stata condannata in primo grado all’ergastolo, per poi vedersi assolta in due processi di appello e appello bis che la Cassazione ha annullato. Rosa Calderoni è deceduta per una somministrazione letale di potassio. Per questo reato, che la vede imputata ormai per la terza volta, Poggiali verrà nuovamente giudicata nei prossimi mesi.

Lo scorso 15 dicembre è invece arrivata la condanna a 30 anni al termine del processo di primo grado in rito abbreviato per la morte di Massimo Montanari, 94 anni, ex datore di lavoro del compagno della 48enne, deceduto il 12 marzo del 2014 a poche ore dalle sue dimissioni dall'ospedale di Lugo. Secondo la sentenza è stato ucciso premeditatamente con un'iniezione di potassio dall'infermiera Poggiali.