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La rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Spesso ci dimentichiamo delle fabbriche: sembra un mondo che arriva direttamente dal Novecento, dalle fotografie in bianco e nero degli anni Sessanta e Settanta, dalle grandi manifestazioni operaie. E invece quel mondo esiste ancora e ce lo ricordiamo solo quando vengono licenziati gli operai, quando vengono messi in cassa integrazione o, in generale, quando si apre una vertenza sindacale.
Ieri la Electrolux ha annunciato 1.700 esuberi, che tradotto sono 1.700 persone licenziate in un anno e la chiusura di uno stabilimento nelle Marche. Questo è il risultato di una politica industriale totalmente assente e di un sistema che ha pensato che il mercato potesse regolare tutto e autoregolarsi, lasciando governare la legge della giungla, la legge del più forte.
Dovrebbe essere la politica a indirizzare la strategia industriale; invece, società che una volta erano italiane e oggi hanno la sede legale nei paradisi fiscali, o società che avevano investito in Italia hanno incassato decenni di sostegni e incentivi per poi andare altrove a produrre automobili o elettrodomestici.
Il mondo cambia, è inutile nascondersi, però la globalizzazione dei mercati avvenuta tra la fine dello scorso secolo e l'inizio di questo ha reso possibile solo una cosa: spostare merci, ingabbiando invece le persone in nome del profitto. A Genova, esattamente vent’anni fa, c'era chi manifestava contro il G8 che stava andando in questa direzione; la risposta è stata solo violenza e colpi di pistola.
Inutile dire "avevamo ragione", a posteriori non serve a nulla, anche perché oggi le maglie della democrazia si sono ristrette.
Bisogna cambiare le regole che proteggono chi sfrutta e, con i decreti sicurezza, manganella chi protesta.