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Lo stallo diplomatico tra Washington e Teheran si muove su un binario ambivalente: da un lato la ricerca di un'intesa tecnica, dall'altro la persistenza di attriti sul campo che ne rallentano l'ufficializzazione. Ieri l'accordo sembrava vicinissimo grazie a un memorandum in 14 punti che aprirebbe la strada a negoziazioni sul nucleare e sulla sicurezza regionale. Nonostante la tensione, si constata che non vi è la volontà di riprendere una guerra ad alta intensità.
Il documento prevede una struttura in due fasi: la fine delle ostilità nella regione e l'avvio di 30 giorni per negoziare un accordo dettagliato. In questa finestra si dovrebbero definire i nodi del programma nucleare iraniano, la sicurezza delle rotte nello stretto di Hormuz e la revoca delle sanzioni statunitensi. Sull'arricchimento dell'uranio la trattativa è serrata: l'Iran propone una moratoria di 5 anni, mentre gli Stati Uniti ne chiedono 20, con un possibile compromesso tra i 12 e i 15 anni.
Il percorso è ostacolato da richieste politiche e variabili geopolitiche: l'Iran preme per un cessate il fuoco in Libano, condizione di difficile accettazione per Israele. Contemporaneamente, gli attacchi a imbarcazioni iraniane e francesi evidenziano rischi persistenti, in un quadro reso incerto dalla sospensione del Project Freedom da parte di Donald Trump. In questo scenario, la diplomazia prosegue nel tentativo di evitare una rottura definitiva.