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Difficile immaginare questo governo, anche solo che qualche mese fa, licenziare qualcuno del suo staff per non aver dato i fondi ad un documentario. La sconfitta al referendum e le elezioni ormai a vista, manca appena un anno alle prossime legislative, hanno fatto cambiare drasticamente l'atteggiamento di Meloni e di tutti i ministri.
Ieri il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha annunciato il licenziamento di due membri dello staff del Ministero della Cultura a causa del mancato finanziamento al documentario su Giulio Regeni, che aveva scatenato nelle settimane scorse una dura polemica, associato anche al mancato finanziamento di molti altri film, come abbiamo raccontato su Scanner grazie direttamente alla voce degli autori e delle autrici del mondo del cinema.
Ma era impensabile anche che Giorgia Meloni rispondesse ai giornalisti o che si presentasse in Parlamento; e invece la Presidente del Consiglio dopodomani sarà per la prima volta in aula per rispondere ai parlamentari in quello che viene definito "Premier Time".
Immaginate la gestione del caso Almasri, dove non solo sono stati difesi Mantovano, Nordio e Piantedosi, ma addirittura si è tentato uno scudo per Giusy Bartolozzi, ovvero la capa di gabinetto del Ministro della Giustizia Nordio, così come in altri casi in passato, dove Giorgia Meloni aveva fatto scudo dei propri ministri.
Oggi evidentemente qualcosa è cambiato: i casi Delmastro e Santanchè sembrano essere diventati la norma.
D'altronde le elezioni si avvicinano e la coalizione di destra in molti sondaggi viene data per perdente.