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Reggio Emilia, insulta la vicina sui social: “Casa tua è un campo rom”. Lei la denuncia per diffamazione

A Novellara (Reggio Emilia) una donna di 37 anni, proprietaria di un immobile nel Napoletano, ha denunciato la vicina di casa che sui social aveva postato una foto della sua casa definendola “un campo rom”. La 47enne è accusata di diffamazione aggravata.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Un post pubblicato sui social per parlare male della vicina di casa si è trasformato nella prova per una denuncia. La vicenda potrebbe arrivare presto in Tribunale a Reggio Emilia: la persona offesa sarebbe una 37enne residente nella Bassa Reggiana che ha un immobile di proprietà in provincia di Napoli.

Secondo quanto reso noto, la vittima avrebbe raccontato ai carabinieri di Novellara di aver ricevuto moltissime telefonate di amici e conoscenti che le hanno riferito di aver riconosciuto la sua abitazione in un post pubblicato dalla vicina 47enne. La donna ha definito l'abitazione della rivale "un campo rom", pubblicandone anche la foto su Facebook. La vicenda è iniziata lo scorso 15 aprile quando la vittima, accortasi del post, ha deciso di denunciare quanto accaduto.

I carabinieri di Novellara hanno raccolto il racconto della 37enne che ha spiegato di aver ricevuto moltissimi messaggi e telefonate di amici e conoscenti che le spiegavano di aver riconosciuto la sua proprietà nel Napoletano nelle foto pubblicate dalla vicina di casa. Raccolti gli screenshot offensivi e tutti i commenti alle immagini online, la donna si è recata dalle forze dell'ordine per sporgere denuncia per diffamazione. I militari sono quindi risaliti all'autrice del post e l'hanno denunciata alla Procura di Reggio Emilia che ora sta vagliando la sua posizione.

Il reato che le sarebbe contestato è quello di diffamazione aggravata, ma si profila anche una violazione, seppur virtuale, della proprietà privata della 37enne che si è poi recata dalle autorità. Il caso evidenzia come l'utilizzo dei social media non sia neutro come spesso appare, ma che l'aggravante del "mezzo di pubblicità" prevista dal codice penale equipara i post sulle piattaforme pubbliche alla diffamazione a mezzo stampa, anche vista la potenzialità delle presunte offese di raggiungere un numero indeterminato di persone, anche lontane dal contesto dei conoscenti.

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