Rapina in gioielleria a Rimini, la moglie ferisce un bandito: arrestato dopo un anno grazie al Dna
Era entrato nella gioielleria insieme ad altri due uomini, con il volto coperto e una pistola. Un anno dopo quella tentata rapina, le immagini delle telecamere e soprattutto una traccia di Dna lasciata sulla scena hanno portato gli investigatori fino a un 27enne riminese, ritenuto uno dei tre componenti della banda. Per lui è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare al termine delle indagini condotte da Carabinieri e Squadra Mobile di Rimini.
Il colpo era stato tentato il 16 giugno 2025 all'oreficeria Monti di via dei Cavalieri, nel centro di Rimini, a pochi passi dal Museo della Città. Era mattina quando i tre malviventi sono entrati in azione. Uno di loro si era avvicinato alla vetrina fingendo di parlare al telefono, con il volto coperto e vestito di nero. Il titolare, Ernestino Monti, aveva aperto la porta per chiedergli se avesse bisogno di aiuto. A quel punto erano comparsi gli altri due complici.
La scena è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza della gioielleria. Nel filmato si vede la banda entrare nel negozio e aggredire il commerciante. Uno dei rapinatori aveva una pistola e l'aveva puntata contro il titolare. "Guarda che questa è buona", lo avrebbe minacciato durante la colluttazione, secondo quanto raccontato dall'orafo nei giorni successivi alla tentata rapina.
Il piano, però, era saltato quasi subito. Il gioielliere aveva reagito e anche la moglie era intervenuta per contrastare i rapinatori. Così i tre erano fuggiti senza riuscire a portare via il bottino. Monti aveva riportato anche una ferita al mento provocata durante lo scontro. "Io e mia moglie non abbiamo mai ceduto", aveva raccontato dopo l'accaduto, spiegando di aver reagito d'istinto.
A un anno di distanza, proprio quella reazione avrebbe lasciato una traccia decisiva per le indagini. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, durante la colluttazione la moglie del gioielliere avrebbe colpito alle spalle uno dei rapinatori con una pinzetta appuntita, provocandogli una ferita. Il sangue rimasto sulla scena ha permesso agli investigatori di effettuare gli accertamenti genetici e arrivare all'identificazione del 27enne.
È stato comunque il confronto con le immagini della videosorveglianza a rafforzare il quadro investigativo nei suoi confronti. Il giovane è ritenuto uno dei tre uomini entrati in azione quella mattina. Il terzo componente della banda, invece, non è stato ancora identificato.
Al 27enne viene contestato anche l'uso delle armi e l'aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava in affidamento in prova ai servizi sociali.