"C'è un rallentamento della crescita della curva epidemica in Italia e oggi vediamo i primi segnali di stabilizzazione". Sono le parole pronunciate dal Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante la consueta conferenza stampa organizzata dal Ministero della Salute per fare il punto sulla situazione epidemiologica italiana. Dopo settimane in cui i contagi e l'indice Rt è cresciuto in continuazione finalmente si assiste a un'inversione di tendenza, anche se la situazione resta preoccupante soprattutto sul fronte ospedaliero, con i reparti di terapie intensiva saturi al 41% (con punte di quasi il 66% nelle Marche) e quelli di area non critica al 43%. Abbassare la guardia ora sarebbe un errore grave, quindi, anche perché i sacrifici fatti stanno cominciando a dare i loro frutti.

Le regioni nelle quali i contagi stanno diminuendo

Secondo il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità – con dati relativi alla settimana 15-21 marzo – sono sette le Regioni italiane dove l'indice Rt è sceso sotto quota 1: si tratta di Abruzzo, Basilicata, Umbria, Sicilia, Lazio, Provincia autonoma di Bolzano ed Emilia Romagna (dove però l'incidenza rimane alta). In realtà, tuttavia, la media mobile degli ultimi sette giorni aggiornata a ieri mostra una flessione anche nelle Marche, in Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Provincia Autonoma di Trento e Piemonte, sebbene per queste regioni sarà necessario attendere qualche giorno per confermare il trend in discesa dei casi. "Si comincia a vedere un decremento nei casi, specialmente negli operatori sanitari: questo è un effetto della vaccinazione", ha dichiarato Silvio Brusaferro.

Le regioni con incidenza più alta

Nel corso della conferenza stampa Silvio Brusaferro ha spiegato come sia i valori dell'Rt che dell'incidenza siano in lieve calo a livello nazionale: il primo è fermo a quota 1,08 mentre la seconda è scesa a 247 casi ogni 100mila, di contro agli oltre 270 registrati la scorsa settimana. Ci sono tuttavia delle eccezioni, regioni dove il rischio resta alto: si tratta di Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Piemonte, Puglia e Toscana. Altre tredici invece hanno una classificazione di rischio moderato (di cui dieci ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e tre hanno una classificazione di rischio basso (Basilicata, Campania, e la Provincia Autonoma di Bolzano).