Don Giglio Gilioli.
in foto: Don Giglio Gilioli

Nove sacerdoti e religiosi dell'ex comunità “Discepoli dell’Annunciazione” sono indagati per violenza sessuale di gruppo su due fratelli, che all'epoca dei fatti avevano 10 e 15 anni. L'inchiesta della procura di Prato è stata avviata all'inizio di dicembre 2019, dopo la segnalazione dei servizi sociali che avevano in cura una delle due presunte vittime. Il principale accusato è don Giglio Gilioli, prete veronese di 73 anni, fondatore della “Discepoli dell’Annunciazione”, associazione religiosa che accoglieva giovani da varie parti del mondo intenzionati a diventare sacerdoti. I due fratelli, oggi di 29 e 22 anni, hanno raccontato di aver subito abusi da parte dei religiosi fra il 2008 e il 2016, nel periodo in cui erano stati affidati dai genitori alla comunità di don Giglio. Poco prima che le accuse fossero rese pubbliche, il Vaticano ha sciolto l'associazione religiosa di Prato, formalmente per motivi che nulla hanno a che vedere con i presunti abusi. Tra le ragioni della Santa sede, tuttavia, ci sono anche “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Sono questi gli elementi emersi finora dalle indagini dei pubblici ministeri Laura Canovai e Valentina Cosci, nei confronti dei religiosi accusati di violenza sessuale su minori e violenza di gruppo.

Violenze sessuali emerse durante l’ipnosi

Cosa è accaduto fra le mura dell'associazione “Discepoli dell'Annunciazione”? “Dobbiamo verificare l'attendibilità dei ragazzi e trovare altri riscontri. Ci muoviamo su un terreno scivoloso”, ha avvertito il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi. “C'è da tenere in considerazione – ha aggiunto Nicolosi al quotidiano La Nazione – che i racconti dei ragazzi si riferiscono a fatti lontani nel tempo. Il narrato appare ben articolato e denso. Bisogna verificare se questa ‘articolazione’ sia autentica o sia stata costruita, non necessariamente dai ragazzi”. Per questo la procura ha sentito anche lo psicoterapeuta che aveva in cura il più giovane dei due fratelli. Sarebbe proprio durante le sedute di ipnosi che il 22enne ha parlato dei ricordi di infanzia e in cui sono emerse anche le violenze sessuali. I pm hanno ascoltato anche un terzo fratello, affidato dalla famiglia alla “Discepoli dell’Annunciazione” per essere avviato al sacerdozio. Il ragazzo, oggi 27enne, ha ammesso di essere al corrente degli abusi perché informato dai fratelli ma di non aver mai visto personalmente nulla di strano.

“Chi sa, parli”, gli inquirenti alla ricerca di altre possibili vittime

Per ora le uniche denunce sono partite dai due fratelli. Gli inquirenti, comunque, sono sulle tracce di possibili altre vittime e di eventuali altri aguzzini. La squadra mobile, diretta da Gianluca Aurilia, durante le perquisizioni alle sedi dell’associazione religiosa a Prato, in provincia di Lucca e ad Aulla, ha sequestrato anche “alcuni diari” appartenuti ai ragazzi che frequentavano la “Discepoli dell’Annunciazione” e da cui potranno emergere ulteriori elementi utili all'inchiesta. Gli avvisi di garanzia per ora sono nove: oltre a don Giglio sono indagati altri 4 preti, un frate e tre religiosi. A tutti viene contestata la violenza sessuale su minore aggravata dall'inferiorità fisica e psichica delle vittime (la minore età) e dal fatto che i ragazzi fossero stati affidati all'associazione per scopi di educazione, istruzione o, comunque, custodia. La procura ha fatto sapere che presto altre 4 persone, che avrebbero preso parte alle violenze di gruppo, potrebbero essere iscritte nel registro degli indagati. Secondo quanto riferito dai due fratelli ai pm, ci sarebbero altre vittime che hanno subito gli stessi abusi. Per questo, gli inquirenti hanno diffuso un appello a chi eventualmente conosce alcuni fatti dell’epoca o li ricorda “a non esitare a riferirli”.

La Diocesi di Prato sapeva dei presunti abusi da giugno

Un altro aspetto è emerso nel corso delle indagini: la Diocesi di Prato aveva avviato nei mesi scorsi un procedimento canonico a carico di don Giglio. Secondo quanto riporta La Nazione, lo scorso giugno, il più piccolo dei due fratelli si era rivolto alla Diocesi per denunciare le violenze sessuali. Per chiarire ogni dubbio, il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, e l'ex vescovo Franco Agostinelli sono stati sentiti dagli inquirenti. “A dicembre ho chiamato in procura il vescovo Nerbini che ha collaborato mettendo a disposizione le informazioni in suo possesso – ha detto il procuratore Nicolosi – e successivamente abbiamo fatto venire Agostinelli in quanto il procedimento canonico era partito quando era ancora il reggente della Diocesi”.

Monsignor Nerbini, di fronte alla diffusione della notizia degli avvisi di garanzia che la procura di Prato ha inviato ad alcuni membri dell'ex associazione “Discepoli dell'Annunciazione”, ha espresso totale fiducia nella magistratura, offrendo piena collaborazione. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione – ha affermato il vescovo – e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la magistratura, nell'interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.

Lo scorso 22 dicembre, poco tempo prima che fossero pubbliche le pensanti accuse agli ecclesiastici, è arrivata la decisione del Vaticano di chiudere la comunità religiosa fondata da don Giglio. “Persistendo le medesime criticità acuite da un ulteriore riduzione numerica, da atteggiamenti di diffidenza e di distacco nei confronti dell’autorità diocesana e da forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo – si legge in una nota – la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata della Santa Sede decreta, con effetto immediato, lo scioglimento dell’associazione pubblica di fedeli Discepoli dell’Annunciazione”.

I fedeli e il vescovo difendono i preti accusati di pedofilia 

Mentre proseguono le indagini della procura di Prato, i fedeli più vicini all'ex associazione religiosa si sono schierati a fianco di don Giglio e gli altri. Nonostante le pesanti accuse, i parrocchiani di Aulla prendono le difese degli indagati. “Siamo dalla loro parte – è l'opinione dei credenti dopo la messa nella chiesa del Groppino – speriamo che la giustizia faccia il suo corso e ci dia ragione”. “È un ottimo predicatore – ha detto una signora riferendosi a don Giglio – ha un modo particolare di esprimersi, si accalora durante l'omelia, ma è il suo modo di fare e di certo non mi infastidisce. Siamo davvero arrabbiati per l'accanimento che c'è stato in questi giorni”. “Non credo alle accuse mosse contro di loro – è la difesa di una ragazza– secondo me è una montatura per rovinarli”. Anche il vescovo di Massa Carrara sta dalla parte di don Giglio. “Gilioli è stato messo in croce”, ha affermato l'alto prelato. Da parte sua, il fondatore della “Discepoli dell’Annunciazione” ha respinto davanti ai magistrati le pesanti accuse che gli vengono rivolte dai due ragazzi. Anche gli altri religiosi hanno negato ogni addebito. Una volta conclusi gli interrogatori, le dichiarazioni degli accusati saranno messe a confronto fra di loro e, in seguito, con quelle rilasciate dai due fratelli.