“Pomodori coltivati nel Lazio”: polemiche per il cartello di un commerciante della Terra dei Fuochi
C'è chi ha fatto della diffidenza per gli ortaggi avvelenati della Terra dei Fuochi una strategia di marketing, come è successo nel casertano, a Maddaloni, dove un commerciante ha esposto il cartello il cartello: "Qui si vendono e si prenotano pomodori coltivati nel Lazio". L'avviso indicante la provenienza degli ortaggi – che avrebbe dovuto rassicurare i clienti sulla loro salubrità, in quanto non provenienti dalle campagne della cosiddetta Terra dei Fuochi, comprendente proprio i fondi agricoli dell'agro casertano – ha invece scatenato l'indignazione generale e la protesta.
Disinformazione e speculazione sulla Terra dei Fuochi
Sono in corso mappature e analisi specifiche sulle coltivazioni dei territori interessati da sversamenti illegali e intombamenti di rifiuti tossici allo scopo di restituire le campagne "sane" agli agricoltori e rimettere in piedi l'ormai dissestata agricoltura campana, ma nonostante le recenti certificazioni rilasciate dalla magistratura sulla salubrità dei prodotti analizzati e sulla tracciabilità della filiera alimentare si continua a fare della disinformazione e di paure generiche una strategia commerciale. Sia a livello locale, infatti, che nazionale, molte sono le campagne che cavalcano la vicenda della Terra dei Fuochi. Fece discutere la campagna pubblicitaria della Pomì , lanciata alcuni mesi fa dall'azienda alimentare che produce conserve di pomodoro per promuovere i propri prodotti, nella quale si sottolineava che i pomodori utilizzati era di certificata provenienza "padana". "Solo da qui" recitava la pubblicità che ha offeso la sensibilità di molti campani e ha attirato una campagna inversa di boicottaggio, quella della storica Pizzeria napoletana Sorbillo che, dopo lo scandalo Pomì, espose fuori l'avviso: "In questo locale non si usa salsa padana".