5 Novembre 2020
15:48

Polonia, la resistenza delle donne: ogni giorno in piazza contro il governo. Esecutivo in crisi

Le continue proteste contro l’aborto in Polonia stanno mandando in crisi il governo di destra. La maggioranza ha dichiarato di essere impreparata a gestire manifestazioni di questa portata. A Fanpage.it, l’attivista Daria Kowalska racconta cosa succede ogni giorno in piazza: “la polizia cerca di fermare anche le proteste pacifiche”
A cura di Gabriella Mazzeo
proteste a Varsavia
proteste a Varsavia

Le donne polacche non mollano. Si organizzano, spesso in segreto, per portare avanti le loro proteste contro le nuove strette sull'aborto. Ogni giorno dal 22 ottobre 2020, migliaia di manifestanti scendono in strada in decine di città polacche contro la sentenza della Corte costituzionale che ha vietato l'aborto in caso di malformazione del feto, limitando ulteriormente il diritto di scelta delle donne. I cortei hanno bloccato le strade delle più grandi città, ma anche quelle come più piccole come Oleśnica, la città di Daria Kowalska. Lavora tutti i giorni come impiegata e dalla sua scrivania ogni giorno vede le spille dei movimenti femminili appuntate al petto delle altre donne.  A Fanpage.it ha descritto le immagini delle proteste in strada tra Breslavia, Varsavia, Toruń e Danzica.

Che tipo di proteste state organizzando in Polonia?

"Ogni giorno alle 18 ci troviamo in strada ed esibiamo degli striscioni. Non sono proteste violente, manifestiamo per 3 o 4 ore al giorno e l'orario è più o meno lo stesso per tutte le città della Polonia. Sono tutte coinvolte, dalle più grandi a quelle più piccole e quello che vogliamo è proprio che questa discussione riesca a coinvolgere qualunque angolo del nostro Paese, che nessuno venga lasciato indietro".

La polizia ha bloccato più volte le manifestazioni più eclatanti

"Sono solo quelle che hanno fatto più notizia. Quando le attiviste hanno cercato di entrare in chiesa durante le funzioni religiose, per esempio, sono state fermate. Non è però una questione di pericolo pubblico, perché la verità è che le autorità interrompono anche proteste pacifiche con qualsiasi pretesto. Alcune donne sono state fermate mentre stavano andando in auto a protestare a Varsavia il 1 novembre 2020. Non vi era alcun motivo per farlo: erano tutte donne, erano in macchina e la polizia le ha fermate per dei controlli, ma poi sono state portate al commissariato di polizia. Ne sono uscite dopo un paio d'ore ma non sono stati verbalizzati dei protocolli di fermo. La portavoce delle forze dell'ordine ha semplicemente detto che secondo una segnalazione, in quell'auto viaggiavano persone che avrebbero potuto interrompere la protesta di Varsavia".

Le forze dell'ordine esercitano più controllo nei grandi o nei piccoli centri?

"Città come Varsavia sono maggiormente sotto l'occhio dei media stranieri. Fermare una protesta lì ha chiaramente un altro tipo di visibilità rispetto a un corteo smantellato a Oleśnica, per esempio. Nelle grandi città si punta a manifestazioni più eclatanti proprio per questo motivo, i fermi della polizia sono un escamotage per far sì che si parli di quello che sta succedendo a livello internazionale. Nei pressi della rotatoria de Gaulle, alcune donne stavano camminando durante un corteo e un gruppo di conservatori le ha assalite con petardi, coltelli e bastoni. In quel momento la polizia non c'era e solitamente questo tipo di proteste sono presidiate costantemente dalle forze dell'ordine. Molte persone sono rimaste ferite negli scontri. I manifestanti non hanno tutele, la polizia dovrebbe fare anche questo, no? E invece sembra che in quel contesto abbiano lasciato risolvere il "problema" delle manifestazioni a qualcun altro con modalità che gli agenti non potrebbero adottare".

Le leggi sull'aborto in Polonia sono tra le più restrittive in materia. Interrompere una gravidanza è praticamente impossibile e tante ricorrono a metodi illegali. Conosci donne che lo hanno fatto?

"No, probabilmente no. Ma di queste cose si parla poco, soprattutto con persone che conosci relativamente. Lo confidi ad amiche più strette che custodiscono il segreto e che possono darti una mano, altre volte non lo dici a nessuno per evitare problemi o anche solo perché un aborto svolto in segreto rappresenta una violenza e un trauma non indifferente. L'omertà su questo tipo di situazioni è tanta, ma le donne sono spaventate e lo sono anche i loro compagni. La gente ha paura".

Quanti uomini partecipano alle proteste per il diritto all'aborto?

"Tanti, sicuramente più di quelli che potete immaginare all'estero. Restano accanto alle proprie mogli, fidanzate e amiche. A volte anche solo per dare loro un senso di sicurezza: sono più tutelati davanti alla polizia. Fuori dalla Polonia si parla principalmente di attiviste per i diritti delle donne perché sono quelle più sfacciate, quelle che hanno più coraggio nelle manifestazioni. Lo fanno apposta per far parlare di quanto accade, per fornire una notizia, anche se una limitazione della libertà di questo tipo è già una notizia ma ogni giorno si tende a dimenticarlo. I nostri problemi non sono solo nostri: ovunque ci sia un'imposizione violenta sulla libertà delle donne si crea un precedente. Finché esistono donne che non hanno la libertà di decidere cosa fare del proprio destino, della propria maternità e del proprio corpo, nel mondo possono essere delle giustificazioni ad ulteriori provvedimenti di questo tipo. Finché qualcuno deve nascondersi per poter scegliere, la libertà di agire in qualunque parte del mondo è sotto assedio e andrà difesa ancora con le unghie e con i denti".

Le proteste che mettono in crisi il governo

I disordini nelle piazze polacche hanno di fatto rallentato la norma che vieta l'aborto anche in caso di malformazione del feto. Il governo della Polonia guidato dal partito di destra Diritto e Giustizia ne ha infatti ritardato la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale poiché in difficoltà in seguito alle enormi manifestazioni nate dai movimenti femministi. La società civile si sta unendo in massa alle proteste, stanca anche della situazione imposta dall'epidemia di Covid-19. La destra conservatrice è stata messa all'angolo ma in teoria è impossibile per il potere esecutivo revocare una decisione del Tribunale costituzionale. La pubblicazione delle sentenze in gazzetta ufficiale sarebbe una strada obbligatoria e anche il ritardo scelto dal governo sarebbe incostituzionale.

"Si tratta di una legge che non vuole regolamentare l'aborto – prosegue ancora Daria – ma punta a regolamentare il ruolo della donna in Polonia. Qui se resti incinta devi essere madre. Si tratta di un tuo dovere secondo la legge, a questo punto. Anche se rischi la vita, devi portare a termine la gravidanza perché questo è il tuo ruolo in quanto donna. Non è importante per quale motivo una donna decida di interrompere una gravidanza, tante magari vorrebbero essere madri ma non se la sentono di mettere al mondo un bambino che avrebbe difficoltà a sopravvivere o non sono in grado di prendersene cura. Il governo non vuole aiutare le donne a compiere le loro scelte, anche se dolorose. Vuole dirti cosa devi fare e quando devi farlo. E tutto questo è, purtroppo, assolutamente previsto dalla Costituzione".

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