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Nelle terre di Gomorra, in provincia di Caserta, dove il clan camorristico dei Casalesi ha creato un impero basato sullo smaltimento illegale dei rifiuti e dove il tasso di incidenza tumorale è uno dei più alti d'Italia, nonostante la totale assenza di industrie pesanti e inquinamento urbano, un sindaco soltanto era riuscito a risolvere la piaga dell'emergenza rifiuti e mantenere pulito il proprio comune, Camigliano, grazie a un tasso stratosferico di raccolta differenziata porta a porta. Il governo nazionale, visti i buoni risultati ottenuti da Vincenzo Cenname nell'amministrazione del piccolo paesino, aveva ordinato al primo cittadino di consegnare tutta la gestione della raccolta differenziata al Consorzio provinciale di Caserta, in virtù delle nuove norme sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti che trasferivano tutti i poteri dal Comune alla Provincia.

Lo scontro era stato immediato: Vincenzo Cenname si era rifiutato di affidare la raccolta differenziata al Consorzio provinciale, eredità di quel Consorzio unico di bacino Napoli – Caserta commissariato per inadempienza agli obblighi di legge e su cui gravava la pesante ombra dell'infiltrazione camorristica. Con un provvedimento d'urgenza, il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva firmato il decreto di commissariamento del Comune di Camigliano, rimuovendo Vincenzo Cenname dalla carica di sindaco nel pieno dell'estate 2010.

Domenica e lunedì, Camigliano è tornato a esprimere la propria fiducia per il sindaco ecologista che aveva salvato il paesino in provincia di Caserta dall'emergenza rifiuti e dalla camorra dei Casalesi. Dopo le elezioni amministrative, Vincenzo Cenname è nuovamente sindaco di Camigliano con un plebiscito di preferenze: il 77,76% dei votanti ha scelto lui. Il merito del giovane amministratore è stato quello di portare la raccolta differenziata al 65% e di razionalizzare la gestione delle casse comunali.