Papa Leone XIV arrivato in Uruguay, al via il viaggio in Sudamerica: “Orgoglioso di essere americano”
Papa Leone XIV è arrivato in Uruguay, prima tappa del suo viaggio apostolico in Sudamerica, che nei prossimi dodici giorni lo porterà anche in Argentina e Perù. L'aereo papale è atterrato alle 16.19 di venerdì 6 novembre (ora locale) all'aeroporto internazionale di Montevideo-Carrasco General Cesáreo L. Berisso. Ad accoglierlo il presidente della Repubblica uruguaiana e due bambini che gli hanno offerto dei fiori. Un viaggio particolarmente atteso anche per le condizioni di salute del Pontefice, che appena 23 giorni fa era stato sottoposto a un intervento chirurgico per l'asportazione di un tumore maligno al polmone. Una circostanza che aveva alimentato dubbi sulla possibilità di affrontare un programma così impegnativo. Ma Leone XIV, prima della partenza da Roma, aveva già chiarito di non aver mai pensato di rinunciare.
"So che alcuni dubitavano che si potesse fare questo viaggio, ma confesso che dal primo giorno io non ho mai avuto dubbi ed ero convinto che si dovesse compiere", ha raccontato ai giornalisti che lo accompagnavano sul volo AZ4000. E sulle proprie condizioni dopo l'operazione ha aggiunto: "Sono qui, oggi, penso in forma abbastanza buona, ne siete testimoni". Quando gli è stato chiesto come si sentisse, ha risposto di stare "forse meglio" di quanto si aspettasse. Per ora non ha ancora ripreso a giocare a tennis, ma ha assicurato che lo farà. Il segreto per affrontare il viaggio? "La fede in Dio, buoni dottori e una vita sana".
Il messaggio di Leone XIV a chi affronta un tumore
Proprio la recente esperienza in ospedale ha offerto al Pontefice l'occasione per rivolgere un messaggio a chi sta affrontando una malattia oncologica. Ai giornalisti che gli hanno chiesto quale consiglio darebbe a una persona che ha appena ricevuto una diagnosi di cancro, Leone XIV ha risposto: "Di non avere paura. La diagnosi precoce è ovviamente la via migliore, quindi i check-up regolari sono una benedizione. E prendetevi cura di voi stessi".
Il ricovero al Gemelli, ha spiegato, gli ha lasciato soprattutto un rinnovato senso di responsabilità nei confronti delle persone malate. "Voler continuare a essere vicino a chi è malato ma anche dire a tutti che l'assistenza sanitaria dovrebbe essere un diritto di tutte le persone: voglio ripetere questo messaggio, penso valga la pena farlo", ha sottolineato. Durante la degenza, ha raccontato, ha trascorso il tempo leggendo il breviario, il libro delle preghiere e i giornali. Ha ricordato anche la visita alla Grotta di Lourdes, durante il recente viaggio in Francia, spiegando di essere stato allora più preoccupato per la salute dei malati presenti che per la propria.
Il legame con il Perù e il ricordo di padre Roberto
Il viaggio durerà dodici giorni e toccherà tre Paesi. Dopo le prime giornate in Uruguay, Leone XIV si trasferirà in Argentina e successivamente in Perù, dove resterà fino al 16 novembre. Proprio quest'ultima tappa ha per lui un significato particolare: Robert Francis Prevost ha vissuto nel Paese sudamericano per circa vent'anni, prima come missionario e poi come vescovo. A Chiclayo era conosciuto come padre Roberto, un nome che continua a evocare un legame personale con la comunità locale.
Quando gli è stato chiesto quanto gli mancasse quella vita, il Papa ha risposto con un pizzico di malinconia: "Tanto, era un'altra vita". Ha poi spiegato di considerare il Perù una delle sue tante case e di essere particolarmente felice di tornarci. Ma il viaggio non sarà soltanto un ritorno nei luoghi in cui ha trascorso una parte importante della propria vita. "Il motivo principale per fare questo viaggio è continuare la missione del Vescovo di Roma, del Papa, nel condividere la gioia del Vangelo, annunciare la buona notizia e camminare insieme alle persone, esprimendo la vicinanza e il messaggio di speranza che è così importante per le persone, nel mondo di oggi", ha dichiarato.
L'attualità, dal voto negli Stati Uniti alla tregua in Ucraina
Durante il colloquio con i giornalisti sul volo papale non sono mancati i riferimenti all'attualità internazionale. Tra le domande anche quella sul voto alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, per le quali Leone XIV ha votato per corrispondenza. "Sono orgoglioso di essere americano e di aver esercitato il diritto di voto", ha detto, ribadendo una posizione già espressa in precedenza. Il Pontefice possiede anche la cittadinanza peruviana e ha spiegato che avrebbe votato anche nel Paese sudamericano, se fosse stato tecnicamente possibile: "È una cosa buona".
Un passaggio è stato dedicato anche alla guerra in Ucraina e alla tregua umanitaria a Oleshky, sulla quale Leone XIV si era speso personalmente, arrivando a parlarne telefonicamente con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky durante la degenza in ospedale. "Grazie a Dio la tregua umanitaria in Ucraina è riuscita", ha commentato. Il Papa ha ringraziato per la possibilità che un gesto umanitario possa salvare molte vite, ma ha invitato a non considerare quanto accaduto un episodio isolato: "Prego perché non resti un caso isolato. Ma c'è ancora molto da lavorare, per arrivare alla pace".
Prima di congedarsi dai giornalisti, Leone XIV ha trovato anche il tempo per scherzare e firmare alcuni oggetti ricevuti durante il volo. Tra i doni una pallina da baseball dei Chicago White Sox e un cappello andino proveniente da Chulucanas, in Perù, uno dei luoghi legati alla sua missione. Quando un giornalista gli ha passato un pennarello per un autografo, il Pontefice ha scherzato: "Attenzione, mi sono giocato altre tonache così".