Dieci ore in attesa con il codice giallo all’ospedale Villa Sofia di Palermo dopo un incidente con il motorino. Una vera e proprio odissea quella che ha passato D.V. che, dopo essere stata soccorsa dal 118 sul lungomare Cristoforo Colombo nei pressi di Vergine Maria, è stata portata al pronto soccorso del nosocomio del capoluogo siciliano. Erano le 3 del pomeriggio: ne è uscita elle due di notte. La storia è stata raccontata dal Giornale di Sicilia. Il presidio ospedaliero è tornato al caos pre-covid ed è al momento uno dei più intasati della provincia. L’indice di sovraffollamento non scende mai al di sotto del 100%, con picchi che sempre più spesso superano il 250% nelle ore di punta. E non a caso, il giorno dell’incidente che ha coinvolto la ragazza (in sella al mezzo con il suo avvocato), la sala d’attesa dell’ospedale era colmw di pazienti. Ora la donna ha presentato un ricorso nei confronti dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello” tramite l’associazione Cid, che si occupa di tutela dei consumatori.

“Stavamo rientrando in moto dall’Addaura verso la città – spiega l’avvocato Alessandro Palmigiano. – quando ci ha speronato una Fiat 500 sopraggiunta da una via laterale e siamo stati scaraventati a terra”. L’ambulanza ha caricato i feriti che sono entrati all’ospedale in codice giallo. In sala d’aspetto la donna ci è restata per ore ed ore. Intanto l’avvocato ha deciso di andare via è farsi visitare al Policlinico. “Quando sono ritornato nel tardo pomeriggio – spiega il legale al Giornale di Sicilia – l’ho trovata ancora in corsia in attesa di una radiografia che è stata eseguita finalmente verso le 23, dopo oltre due ore abbiamo saputo che non c’erano fratture ed è potuta tornare a casa. Dieci ore per un esame, per di più in codice giallo che presuppone un possibile rischio per la vita, è un tempo inaccettabile e non è degno di un paese civile”.

L’associazione Cid ha adesso diffidato l’azienda ospedaliera denunciando che il servizio “non risulta affatto in linea con i più moderni standard europei oltre ad essere in violazione delle convenzioni internazionali in materia”. Questa la replica dell’ospedale. “Siamo sempre costretti a indossare i dispositivi di protezione e ad adottare procedure per evitare eventuali contagi – spiega Aurelio Puleo, direttore del Pronto soccorso di Villa Sofia –. Misure che ovviamente rallentano le visite: in questo momento, ad esempio, ci sono ottanta persone all’interno dei locali e abbiamo esaurito il parco barelle”.