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22 Gennaio 2021
11:59

Padre e figlio scomparsi: Antonio e Stefano Maiorana uccisi per per un ricatto sessuale

“Torniamo al massimo tra mezz’ora”. Il 3 agosto 2007, Antonio Maiorana (47 anni) e suo figlio Stefano (22), sparivano per sempre dal cantiere dove lavoravano a Isola delle Femmine (Palermo). In paese si mormora che qualcuno li abbia fatti uccidere. La procura apre un’inchiesta per omicidio a carico di due imprenditori. Dietro il duplice omicidio, uno scottante segreto con cui Antonio Maiorana ricattava due noti imprenditori.
A cura di Angela Marino
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Sono di Antonio e Stefano Maiorana i corpi riaffiorati da una diga nel Palermitano? Mentre i medici legali lavorano all'identificazione dei resti emersi, per caso, grazie all'abbassamento del livello dell'acqua, dalla diga Garcia, ecco la storia di Antonio e Stefano.

“Torniamo al massimo tra mezz’ora”, sono le parole – le ultime – con cui  Antonio Maiorana, 47 anni, si congeda dal cantiere di Isola delle Femmine (comune nella provincia di Palermo), dove stava lavorando, insieme al maggiore dei suoi figli, Stefano Mariorana, 22 anni. Da quel momento padre e figlio sono irrintracciabili. È il 3 agosto 2007. Si ipotizza un allontanamento, vengono cercati ovunque, anche dietro segnalazioni di avvistamenti, ma di loro neanche l'ombra. A Isola delle femmine, territorio notoriamente controllato dalla mafia, si mormora di lupara bianca. Padre e figlio sarebbero stati uccisi e fatti sparire. Il movente, però, non è chiaro.

Karina André
Karina André

Le indagini si concentrano, dunque, sul contesto in cui Antonio, ritenuto la vera vittima del piano, si muoveva. Quarantasette anni, nel mondo dell'edilizia con lo zio, un uomo della cerchia dell'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, Maiorana padre era anche consulente della ‘Calliope Immobiliare', società di cui aveva appena rilevato metà delle quote per intestarle – non potendo acquisirle lui stesso perché protestato – alla compagna, l'argentina Karina André, con cui aveva iniziato una relazione dopo la separazione dalla madre dei suoi figli. Era accaduto poco prima della scomparsa mentre alcuni giorni dopo, il 6 agosto, la stessa André era andata dai suoceri insieme all'altro figlio di Antonio, Marco, per consegnare una busta. Li aveva pregati di custodirla finché non sarebbe tornata a prenderla.

Nella misteriosa busta sigillata si nasconde il segreto della scomparsa di Stefano e di suo padre. Bisognerà attendere l'estate del 2016, nove anni dopo, quando la Procura iscriverà nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio, gli imprenditori Francesco Paolo Alamia e all'imprenditore Giuseppe Di Maggio. "L'ipotesi della procura è che Antonio Maiorana fosse in possesso di materiale fotografico compromettente per gli indagati e che lo stesse ricattando – spiega a Fanpage.it, l'avvocato Giacomo Frazzita, legale della famiglia Mariorana. "Secondo le ipotesi investigative portate avanti in questi anni, Stefano sarebbe stato una vittima casuale, mentre Antonio, in quanto in possesso di materiale compromettente riguardante un rapporto sessuale, era il vero obiettivo".

Rossella Accardo, ex moglie di Antonio e madre di Stefano
Rossella Accardo, ex moglie di Antonio e madre di Stefano

Entra ed esce dall'inchiesta Karina André, compagna di Antonio. Quale che fosse il suo ruolo, la posizione di Karina Andrè è stata archiviata. Vittima collaterali di questa saga familiare, invece, è Marco Maiorana, l'altro figlio di Antonio, morto suicida a 21 anni nel gennaio del 2009, sotto il peso della straziante perdita dei familiari. Per spezzare la maledizione, alcuni giorni prima di togliersi la vita, Marco Maiorana ha lasciato un appunto in cui rivela di aver distrutto la memoria del PC del padre insieme a Karina Andrè.

L'inchiesta della Procura è oggi a rischio di archiviazione. Nel 2019 è morto uno dei due indagati, Francesco Paolo Alamia. L'unico a poter rispondere dei fatti del 2007, è oggi l'imprenditore Giuseppe Di Maggio. Il prossimo 3 marzo, la parte civile verrà ricevuta in udienza dal gip per discutere la richiesta di opposizione all'archiviazione. "È stato accertato che il movente sarebbe riconducibile a un ricatto sessuale legato alle immagini di una persona con una minorenne. Quello che serve, ora, è riavere i corpi".

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