Come definire, se non come una vera e propria "scuola criminale", l'episodio intercettato nell'ambito dell'inchiesta "Pugno di Ferro" condotta dalla Dda di Torino che ha sgominato due distinte organizzazioni criminali? Tra le registrazioni raccolte dalla polizia durante le indagini ci sono molte curiosità. Una è il dialogo tra un padre e il figlio di dieci anni in cui la ‘ndrangheta è paragonata alla famiglia. "Chi siamo?" chiede il padre al bambino durante una conversazione. E lui esclama: "La ‘ndrangheta!".

L'intercettazione – come detto – è stata ordinata nell'ambito di un'inchiesta volta a sgominare due organizzazioni criminali: la prima dedita a delitti di associazione per delinquere finalizzata all’usura, alla truffa ed alla truffa aggravata, per il conseguimento di erogazioni pubbliche, alla malversazione a danno dello Stato, all’esercizio abusivo di attività finanziaria, all’intestazione fittizia di beni, al riciclaggio. Tale attività è stata chiamata “Criminal consulting”. La seconda, denominata “Pugno di ferro”, ha invece interessato nello specifico il sorvegliato speciale Renato Macrì, considerato esponente di spicco della locale di ‘ndrangheta facente capo alla consorteria Ursino-Scali-Macrì di Gioiosa Jonica e dedita all’usura, all’estorsione, al riciclaggio, all’intestazione fittizia di attività finanziarie con l’aggravante del metodo mafioso.

E' stato proprio nell'ambito di questa seconda indagine che le forze di polizia si sono imbattute nell’incredibile intercettazione. A parlare è  un uomo che non risulta né arrestato né indagato, ma ritenuto vicino a Renato Macrì. L'intercettato si trova al centro di Torino insieme al figlio di soli dieci anni. E così si rivolge al piccolo: "Noi facciamo parte della loro famiglia, non potevamo trovare persone migliori. Perché noi siamo la… noi siamo la?". Alla domanda il bambino esclama: "’Ndrangheta!". Alla risposta del figlio, il padre ribatte: "Bello che sei".