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Omicidio Saman Abbas

Omicidio Saman Abbas, svolta nel processo: “Inutilizzabili le parole del fratello, andava indagato”

Secondo la Corte d’Assise di Regio Emilia, sulla base degli elementi raccolti, il fratello di SAman Abbas, considerato testimone oculare del delitto, doveva essere indagato, anche per assicurargli le dovute garanzie. Ne consegue che tutte le dichiarazioni fatte a carico dei familiari imputati nel processo sono inutilizzabili. Prossima udienza il 31 ottobre.
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A cura di Ida Artiaco
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Saman Abbas
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Omicidio Saman Abbas

Svolta nel processo sull'omicidio di Saman Abbas, la 18enne pakistana trovata cadavere nei pressi di un casolare di Novellara lo scorso novembre, dopo essere scomparsa a maggio del 2021. Le dichiarazioni del fratello minore della ragazza, finora considerato un super testimone, risulterebbero inutilizzabili.

Sulla base degli elementi raccolti, il ragazzo, all'epoca dei fatti minorenni, doveva essere indagato, anche per assicurargli le dovute garanzie. Ne consegue che tutte le dichiarazioni fatte a carico dei familiari imputati nel processo sono inutilizzabili. È quanto ha stabilito la Corte di assise di Reggio Emilia, nella lunga e articolata ordinanza letta dalla presidente Cristina Beretti, prima dell'audizione del ragazzo, prevista per questa mattina.

Il giovane ora sarà sentito il prossimo 31 ottobre non più come testimone, ma nella veste di un imputato in un procedimento connesso. Un colpo di scena, che accoglie le eccezioni dei difensori degli imputati, e cioè il padre Shabbar Abbas, lo zio Hasnain Danish, a cugini Nomanulhaq Nomanulhaq e Ijaz Ikra, e la madre Nazia Shaheen, unica ancora latitante.

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La Corte di assise ha dunque annullato sia le dichiarazioni fatte da persona informata sui fatti, il 12, 15 e 21 maggio 2021, sia quello che ha riferito nel corso dell'incidente probatorio del 18 giugno 2021. All'epoca 16enne, il ragazzo venne sentito senza garanzie nelle prime audizioni, nonostante in quel frangente fosse indagato alla Procura per i minorenni per violenza privata (l'ipotesi di voler costringere la sorella a tornare nel Paese di origine).

Quando ci fu l'incidente probatorio il procedimento era stato appena archiviato, tre giorni prima, dal Gip del tribunale minorile. Il giovane è sempre stato il principale accusatore dei suoi familiari ora imputati.

I giudici ritengono che la posizione del fratello andasse quantomeno approfondita in maniera diversa da come è stato fatto. Hanno sottolineato, tra gli elementi a suo ipotetico carico, che la sera dell'omicidio fu lui a mostrare ai familiari i messaggi e le chat tra Saman e il fidanzato, da cui sarebbe scaturita la lite. Fu poi lo stesso giovane a riferire che lo zio gli disse di rientrare in casa, quella sera, per non essere ripreso dalle telecamere.

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"Sentiremo il fratello di Saman nella massima serenità, senza colpevolizzarlo", è stato il commento di Liborio Cataliotti e l'avvocato Luigi Scarcella, difensori rispettivamente di Nomanulhaq Nomanulhaq e Danish Hasnain dopo che la Corte d'Assise ha accolto le loro eccezioni sull'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese finora dal ragazzo. "Non vogliamo colpevolizzare nessuno nè fare proclami di vendetta. Attendiamo martedì", hanno aggiunto. "La vittima di questa vicenda è Saman. Il fratello è sicuramente un'altra vittima e lo dobbiamo preservare. È vero anche che gli errori formali non si colmano facilmente. Se il fratello ha sempre voluto contribuire a dire la verità è giusto che mantenga questo proposito per fare giustizia per la sorella", ha detto invece l'avvocata Barbara Iannucelli, difensore del fidanzato di Saman. "Spero però che non si tiri indietro. Lo farebbe per se stesso, per tutti noi e per tutte le Saman che non conosciamo", ha concluso.

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