Rudy Guede, unico condannato per l'omicidio di Meredith Kercher avvenuto a Perugia il primo novembre del 2007, non dovrà fare ogni sera ritorno in carcere dopo aver lavorato come volontario alla Caritas di Viterbo, realtà presso la quale sta svolgendo i servizi sociali. L'ivoriano potrà infatti alloggiare in un appartamento che gli è stato messo a disposizione nel viterbese e dovrà comunque rispettare alcune prescrizioni. Da alcuni mesi l'uomo sta usufruendo  di un permesso premio legato alla prevenzione dei contagi Covid. Guede, 32 anni, sta scontando una pena a 16 anni di reclusione che finirà nel 2022; nel frattempo però il Tribunale di Roma ha riconosciuto che si è sempre comportato "in maniera esemplare". L’uomo si è anche laureato con il massimo dei voti in Storia a Roma Tre e ha poi conseguito anche la magistrale.

"L'istanza di affidamento ai servizi sociali è stata concessa in considerazione del documentabile percorso didattico e umano che Rudy ha seguito durante i suoi 13 anni di detenzione", ha spiegato all'Ansa Claudio Mariani, del centro studi Criminologici di Viterbo e impegnato con il Gavac, Gruppo assistenza volontari e animatori carcerari, presso cui Guede ha svolto gran parte del suo percorso di reinserimento. "Oggi – ha sottolineato ancora Mariani – non stiamo più parlando della solita storia del detenuto modello, che si è laureato, che ha lavorato sempre con impegno presso l'infermieria del carcere o presso il nostro Centro studi (circostanze che comunque hanno avuto la loro importanza )… ormai stiamo parlando di un ragazzo che durante i mesi del lockdown è stato e tutt'oggi è al servizio dei più fragili della città come volontario della Caritas diventando una autentica risorsa della nostra comunità".

Rusy Guede è ritenuto l'unico responsabile dell'omicidio di Meredith Kercher, 22enne uccisa con un fendente mortale al collo nella casa di via della Pergola a Perugia. La ragazza si trovava nella città umbra per frequentare l'Università degli Stranieri. Guede, oggi 32 anni, è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato a 16 anni di reclusione. In primo grado, come concorrenti nel delitto, furono condannati dalla Corte d’Assise di Perugia nel 2009 anche Amanda Knox, statunitense, e Raffaele Sollecito. I due furono successivamente assolti e scarcerati dalla Corte d’assise d’appello nel 2011 per non avere commesso il fatto.