Omicidio Matilda Borin, assolto l’unico imputato: dopo 13 anni il caso resta un mistero
E' stato assolto Antonio Cangialosi, l'uomo accusato di omicidio preterintenzionale per la morte di Matilda, la bambina di 22 mesi morta il 2 luglio 2005 nella villetta di Roasio, in provincia di Vercelli, in seguito a un trauma alla schiena che le procurò lesioni letali agli organi interni e un'emorragia gravissima. Lo ha deciso la Corte d'Assise d'Appello di Torino. Nel dicembre di due anni fa l'uomo era stato assolto, con rito abbreviato, per non aver commesso il fatto. Cangialosi, già prosciolto una prima volta, era nuovamente finito sul banco degli imputati dopo che la Cassazione aveva annullato la decisione del gip di non doversi procedere nei suoi confronti, accogliendo il ricorso degli avvocati della madre della bambina. La donna era stata assolta nel 2012 in via definitiva. E i suoi legali avevano presentato ricorso, accolto dalla Cassazione, contro la decisione del gip di non processare l'ex compagno. La morte della piccola, a 13 anni di distanza, resta un mistero.
"Dopo due sentenze di non luogo a procedere, un'assoluzione con formula piena c'è stata la conferma di oggi della Corte d'Assise d'Appello di Torino a dimostrazione che finalmente la prova scientifica e' stata messa al centro del processo". Così Andrea Delmastro, legale di Antonio Cangialosi, alla lettura della sentenza. "Ora – aggiunge – dopo 13 anni il mio cliente può riprendersi la sua vita".
Roberto Scheda, avvocato di Elena Romani, ha invece commentato: "Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, dopodiché faremo ricorso in Cassazione. Il peccato originale di questa vicenda – aggiunge – va ricercato all'inizio, nel non aver mandato a giudizio entrambi contemporaneamente".
Matilda Borin venne uccisa il 2 luglio del 2005 con un violentissimo calcio alla schiena in una casa di campagna di Roasio, nel vercellese. Nell'abitazione con la bimba c'erano solo due persone: Elena Romani, oggi 44 anni, hostess di Legnano, che aveva avuto la figlia dall’unione con Simone Borin, di Busto Arsizio; e Antonio Cangialosi, ex bodyguard, poi lavoratore di una ditta di autotrasporti, fidanzato di Elena. Secondo la legge nessuno dei due colpì Matilda, uccidendola, e quindi sono entrambi innocenti. A uccidere la bimba non fu la madre, accusata di omicidio preterintenzionale, assolta nei tre gradi di giudizio e definitivamente uscita di scena, ma neanche Cangialosi. Quello di Matilda Borin è destinato a diventare definitivamente un caso irrisolto. Un mese fa il sostituto procuratore generale Marcello Tatangelosi, titolare dell'inchiesta, si è arreso ed ha dichiarato: "È una sconfitta della giustizia. Ma sarebbe una sconfitta anche condannare un innocente per trovare a tutti i costi un colpevole".