Oggi avrebbe compiuto 50 anni, se non fosse scomparsa il 22 giugno del 1983 in circostanze mai chiarite. Parliamo di Emanuela Orlandi, 15 anni all'epoca dei fatti, rapita un giorno di inizio estate dopo aver partecipato a una lezione di flauto traverso. A quasi 35 anni da quell'episodio, uno dei più inaccessibili misteri del Vaticano, la madre ha deciso di scrivere una "lettera d'amore", una supplica alla Santa Sede affinché Papa Francesco faccia quello che nessuno dei suoi predecessori ha avuto il coraggio di fare: "Ci dica che cosa è accaduto a mia figlia".

Due mesi fa la famiglia Orlandi – assistita dalle avvocatesse Anna Maria Bernardini De Pace e Laura Sgrò — ha presentato una denuncia di scomparsa alla gendarmeria vaticana chiedendo di poter visionare tutti i documenti sulla vicenda ancora custoditi presso la Santa Sede. Ma anche di avere notizie ulteriori "su una “trattativa”, avvenuta anche sul territorio dello Stato della Città del Vaticano, tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012, tra alcuni esponenti della Segreteria di Stato e il magistrato della Procura di Roma Giancarlo Capaldo, al tempo titolare dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela". Poiché da allora non è più accaduto niente la madre ha deciso di sollecitare ancora una volta il Vaticano: "Non voglio morire senza sapere dove sia Emanuela".

Ecco il contenuto della lettera, l'ennesima che tenta di squarciare un mistero che dura da 35 anni:

Figlia mia, oggi compi cinquant’anni. Dovrei immaginarti con i capelli striati di bianco e qualche ruga in viso, ma non ci riesco. Ti rivedo sempre ragazzina, che mi corri incontro per darmi un abbraccio e un bacio dicendomi «ti voglio bene». Lo aspetto ancora il tuo abbraccio, così come aspetto sempre da un momento all’altro di sentire le prime note del «Notturno» di Chopin che suonavi così tanto bene e che mille volte hai provato a insegnare a Pietro senza troppo successo. Lui non è riuscito ad andare avanti nell’apprenderlo così come noi non siamo riusciti ad andare avanti nelle nostre vite da quando t’hanno strappata via da noi.

Ricordo ancora quando nel 1993 tuo padre, Pietro e io, dopo una segnalazione, partimmo per il Lussemburgo con il cuore in gola, certi di venirti a prendere in un monastero di clausura. Quando vidi quella ragazza, che per nulla ti assomigliava, fu per me come se ti avessero rapito una seconda volta: in un solo attimo sono passata dalla gioia più grande al dolore più profondo. Ti avevano strappato a me di nuovo dopo avermi nutrito della speranza di ritrovarti. Volli lo stesso incontrare quella ragazza, tramortita dal mio abbraccio disperato, che nulla sapeva di te e della nostra angoscia senza fine.

Ti abbiamo cercato per tutti questi anni e continueremo a cercarti. Non smetteremo mai. Non ci arrenderemo mai. Finché avremo forza, finché avremo fiato, finché avremo vita, tu sarai sempre il nostro primo pensiero. La mia speranza, mai sopita, è che chi sa cosa ti ha portato via dalla tua casa possa avere un rigurgito di coscienza e indicarci come ritrovarti. Auguri Lellè, buon compleanno figlia mia.