Non solo il Salento, il Sud brucia più del resto d’Italia. L’esperto Ispra: “Regioni indietro su prevenzione”

L'enorme incendio che ha colpito il Salento, tra Torre Chianca e Torre Rinalda, nel Leccese, è solo l'ultimo di una serie di roghi che questa estate hanno percorso l'Italia, soprattutto le regioni del Sud, storicamente maggiormente interessate dagli incendi.
Se i roghi si verificano qui è per una convergenza tra caratteristiche fisiche e climatiche del territorio, ma anche di una non sempre attenta gestione delle risorse da dedicare alla prevenzione, come spiega a Fanpage.it Roberto Inghilesi, responsabile del centro operativo di sorveglianza ambientale di Ispra: "La Puglia quest'anno ha già bruciato il doppio rispetto a tutto il 2024. In generale, rispetto all'anno scorso c'è stato un aumento della superficie nazionale complessiva percorsa da incendio. L'anno scorso ci siamo fermati intorno agli 80 mila ettari di territorio nazionale in tutto il 2024, un valore nella media degli ultimi 6-7 anni. Quest'anno, invece, siamo arrivati a 68 mila ettari già nella prima settimana di agosto".
L'Italia però non brucia in maniera omogenea e il risultato è un'Italia divisa in due: "Questi dati non sono uniformi sul territorio nazionale, diciamo che in modo simile all'anno scorso ci sono delle regioni che hanno bruciato moltissimo, e altre regioni che hanno bruciato molto di meno. In particolare stanno bruciando moltissimo la Sicilia e la Puglia".
Per la Puglia, quello del Salento è il secondo grande incendio, ricorda Inghilesi: "A luglio 2025 il Parco Nazionale del Gargano è stato colpito con oltre 460 ettari di superficie forestale bruciata".
Perché il Sud brucia più del resto d'Italia

Durante il 2024 l'Italia è stata colpita da incendi boschivi per una superficie complessiva di 514 chilometri quadrati, pari a quasi la metà della superficie dell’intero comune di Roma Capitale. Ma non è bruciata tutta nello stesso modo. Sicilia, Calabria e Sardegna insieme hanno contribuito a più del 66% del totale di superficie forestale italiana colpita da grandi incendi.
La linea del fuoco taglia nettamente l'Italia anche nel 2025 separando Nord e Sud, e questo dipende dalle condizioni climatiche e dalla vegetazione, ma non solo: "Le condizioni della Sicilia non sono quelle della Lombardia – sottolinea Inghilesi – C'è una situazione di siccità prolungata e quindi è chiaro che gli ecosistemi diventano più vulnerabili, soprattutto se pensiamo che a luglio al Nord ha piovuto".
L'esperto: "Regioni investono poco in prevenzione"
Non tutto il Sud però è uguale, a parità di condizioni climatiche: "Il problema è che c'è una netta distinzione anche tra Sud e Sud, perché, per esempio, c'è una grossa differenza quest'anno tra quello che è successo in Sicilia e quello che è successo in Calabria al momento".
Il motivo sta nelle modalità con cui le amministrazioni regionali gestiscono le risorse economiche e umane da destinare alla prevenzione dagli incendi: "Per legge, la prevenzione dagli incendi spetta alle Regioni, le quali preparano piani antincendio triennali che servono poi proprio a fronteggiare queste situazioni sul campo. Alcune investono molto e sono avanti anche dal punto di vista tecnologico, altre invece hanno più difficoltà".
Non investire sulla prevenzione però significa spendere molto di più secondo l'esperto: "Domare un incendio costa molto di più. È costoso mantenere una macchina sempre pronta, quindi avere un numero alto di incendi ogni anno significa che deve esserci una flotta aerea immediatamente disponibile, forze sul campo per poter bonificare gli incendi. Si mette su una catena pericolosa per chi lavora ed estremamente costosa per tutta la comunità. È costoso anche il ripristino delle condizioni naturali".