In molte nazioni africane la realizzazione di un film che racconta la storia di due ragazze lesbiche può costare il carcere. E’ il caso di Pamela Adie e di Uyaiedu Ikpe-Etim, rispettivamente produttrice e regista della pellicola “Ifé” (“amore” in lingua yoruba), che racconta della relazione tra due ragazze in un paese come la Nigeria, dove l’omosessualità è ancora criminalizzata.
Come era prevedibile, l’uscita del trailer ha scatenato le ire delle autorità di regolamentazione del cinema nigeriano, il Nigerian Film and Video Censors Board (NFVCB). Secondo il direttore Adebayo Thomas, Adie e Ikpe-Etim rischiano di essere incarcerate con l’accusa di promozione dell’omosessualità. “Ifé” sarà presentato ad ottobre ad una prima internazionale in Canada ma le due realizzatrici sono determinate a realizzare il loro obiettivo: che il loro film possa arrivare al pubblico nigeriano, nonostante la censura.

Per aggirare questo problema, avevano pianificato un rilascio online a sorpresa per cogliere alla sprovvista l'NFVCB, che ha tuttavia dichiarato di monitorare costantemente tutte le piattaforme digitali per impedirne l’uscita.
"In Nigeria c'è una legge permanente che proibisce l'omosessualità, sia nella vita quotidiana sia rappresentata in un film o a teatro. La condanna per chi la viola può arrivare fino a 14 anni di prigionia. Poiché “Ifé” è una storia nigeriana abbiamo tutto il diritto di censurarla, qualunque sia la piattaforma che la manda in onda”, ha dichiarato Thomas alla Bbc.

Adie e Ikpe-Etim si stanno quindi mobilitando per organizzare una proiezione privata nella città nigeriana di Lagos. “Se una donna lesbica appare in un film standard di Nollywood, viene spesso dipinta come oggetto di cattive influenze che la costringono all'omosessualità e bisognosa di essere salvata”, ha raccontato Adie. “Ifé è stato creato per colmare il vuoto di consapevolezza del mondo LGBT nella società nigeriana. Continueremo a batterci perché possa essere trasmesso nel nostro paese”.