Svolta nell’inchiesta che aveva portato in carcere il titolare della nota azienda alimentare, accusato di essere colluso con la camorra. Il Riesame ha annullato l’ordinanza di arresto.

Si chiama economia di sussistenza, è quella tipica dei periodi di guerra e viene imposta dai governi per tenere sotto controllo le scorte alimentari. Prevede il razionamento dei beni di prima necessità per garantire un po’ del necessario a tutti. Ma questa volta non c’è stato nessun governo a decidere cosa serve e cosa è superfluo. Con l’emergenza da coronavirus è scattata in automatico una sorta di memoria genetica, frutto dei racconti dei nostri nonni e dei nostri genitori, che le guerre le hanno vissute e attraversate, provocando prima la ressa nei supermercati, poi una contrazione dei consumi dei generi deperibili. Prima tra tutti la mozzarella. In due settimane, dal primo marzo al 15, sono stati prodotti ottocentomila chili di mozzarella dop, a fronte dei due milioni di chili dello scorso periodo dello scorso anno. Un dato che ha fatto scattare l’allarme al Consorzio di tutela di Caserta e Salerno, perché se l’emergenza dovesse durare a lungo saranno inevitabili le ricadute sull’intero comparto che nel 2017 (dati Svimez pubblicati a giugno del 2019) aveva fatturato oltre mezzo miliardo di euro, pari all’1,4 per cento del Pil delle due province, garantendo occupazione a 11.200 addetti.

Secondo le rilevazioni fatte dall’ufficio statistiche del Consorzio, nella seconda settimana di marzo 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 è stato trasformato oltre il 60% di latte in meno, con un drastico calo delle vendite in particolare nel canale della ristorazione e delle pizzerie (che incidono per il 22 per cento sul comparto) come riflesso della chiusura dei locali, ma anche negli altri segmenti di vendita, come la grande distribuzione. Colpito anche l’export. La specificità della mozzarella di bufala campana Dop è, infatti, che si tratta di un prodotto deperibile, che ha bisogno di una logistica veloce. Le esportazioni sono in difficoltà, sia quelle che viaggiano su gomma e che hanno nel Brennero una rotta fondamentale per arrivare, per esempio in Germania, primo Paese dell’export di bufala Dop, sia quelle via aerea a causa del rallentamento dei voli e delle misure adottate da alcuni Paesi. In grande affanno anche la grande distribuzione. In fase pre-crisi il consumatore si recava più volte alla settimana nei supermercati soprattutto per acquistare beni con breve scadenza. Oggi, con le limitazioni agli spostamenti, si cerca di acquistare beni con scadenza più lunga. Questo ha determinato un calo dei consumi anche nella grande distribuzione, primo canale di vendita (oltre il 40% delle vendite totali).

Rilevano, però, alla Camera di commercio di Caserta che il crollo delle vendite riguarda anche le carni, proteine animali sostituite con le uova: stesse proprietà nutritive ma costo decisamente più contenuto. Perché a incidere sul carrello della spesa è anche e soprattutto la crisi economica che, in una provincia che vive essenzialmente di precariato e lavoro stagionale o a giornata, si sta facendo già sentire in maniera drammatica. Secondo i dati della Cgil, elaborati alla fine di gennaio di quest’anno, le ore di cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 40,6 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il Pil provinciale, in linea con quello regionale, in dieci anni è calato dell’11,7 per cento; occupati al 41 per cento; disoccupazione giovanile oltre il 50 per cento; disoccupazione femminile al 60 per cento. Cifre confermate da quelle dei percettori di reddito o pensione di cittadinanza: dei 205.264 nuclei familiari beneficiari del sussidio in tutta la Campania, 36.987 sono in provincia di Caserta, con un importo medio erogato di 590 euro. E con questi dati, aggravati dal fermo degli esercizi commerciali e delle scuole, che impiega diverse migliaia di supplenti temporanei, c’è poco da fare la spesa grossa.

Sullo sfondo, timidamente accennata, un’altra preoccupazione: finita l’emergenza, i soliti sciacalli – imprenditori da rapina, grossi evasori fiscali, camorristi – che allo stato possono contare su ingenti stock di denaro immobilizzati e al sicuro, approfitteranno della situazione per accaparrarsi a prezzi stracciati ciò che resta del malridotto e affamato apparato produttivo di Terra di Lavoro. Uno scenario già visto e vissuto dopo il terremoto del 1980 e dopo la grande crisi del 2008.