Era l'ultima speranza di dipanare una matassa indistricabile e invece anche l'ultima inchiesta sui delitti del mostro di Firenze sarà archiviata. O almeno è quello che ha chiesto la procura. Se così fosse i due indagati, l'ex legionario “nero” Giampiero Vigilanti, 89 anni, di Prato, e il medico mugellano Francesco Caccamo, di anni 88, vedranno definitivamente archiviata la loro posizione. La nuova tranche di indagine era stata aperta, 2 anni fa, a seguito dell'esposto presentato dai parenti di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, la coppia di giovanissimi francesi sorpresi dalla dal mostro la notte tra sabato 7 settembre e domenica 8 settembre 1985, mentre campeggiavano in zona Scopeti. Proprio dai reperti del caso era spuntata l'ogiva di un proiettile, mai esaminata, e riconducibile a una pistola di marca ‘High Standard', calibro 22, proprio come quella in possesso di Vigilanti e Caccamo. Ma per la Procura, alla luce della richiesta attuale, sono dati che non hanno un destino investigativo.

Chi sono gli unici colpevoli riconosciuti dei delitti

Cosa significa questo? Che gli unici colpevoli riconosciuti degli otto duplici omicidi avvenuti in Toscana tra il '68 e l'85, restano Mario Vanni (condannato all'ergastolo per complicità in quattro degli otto delitti) e Giancarlo Lotti, il principale accusatore di Vanni e Pacciani (condannato a 26 anni), mentre Pietro Pacciani, ex contadino ed ex partigiano, è morto per cause naturali prima che venisse celebrato un nuovo processo, dopo l'annullamento del primo. Per l'accusa Pacciani, per cui erano stati richiesti più ergastoli, era l'anello di congiunzione di tutti i delitti, il vero mostro, insomma, dalla cui perversione era nata la ritualità dei delitti delle ‘coppiette'. Eppure proprio sulla sua figura si stagliano, ancora oggi, non pochi dubbi.

Chi è Pietro Pacciani

Classe, 1925 ha vissuto tutta la vita a San Casciano in Val di Pesa, di professione faceva il contadino. Lui stesso ha raccontato del suo periodo da partigiano con il nome di ‘Paletta', quando salvò la vita a un compagno, Dante Ricci, che poi sarebbe diventato il suo avvocato difensore. Collerico, tanto da essere rinominato ‘il vampa', violento e brutale, passa 13 anni in carcere per aver ucciso l'amante della fidanzata. Torna in carcere nel 1987, quando le figlie lo denunciano per stupro ed è ancora lì, quando gli viene notificato l'arresto per gli otto duplici omicidi del mostro di Firenze. Contro di lui ci sono solo indizi, tanti, ma solo indizi.

Perché Pacciani viene processato

Il primo e più incisivo è quello che lega l'omicidio commesso in gioventù ai delitti del mostro. Pacciani uccise dopo aver sorpreso l'allora fidanzata con l'amante. Perse, letteralmente quando vide che lei si scoprì il seno sinistro, quello che il mostro avrebbe asportato tutte le sue vittime. Gli altri indizi riguardavano la familiarità con i luoghi del delitti, il fatto che scrivesse ‘Repubblica' con una sola ‘b', come fece il mostro nell'unica lettera anonima indirizzata alla procuratrice Silvia Della Monica. Contro di lui peserà anche la testimonianza di Giancarlo Lotti, un soggetto ritenuto da tutti poco intelligente, ma valutato dalle perizie psichiatriche sufficientemente lucido per poter testimoniare contro Vanni e Pacciani, i famosi ‘compagni di merende'.

Pacciani è morto libero, con una sentenza di assoluzione

Pacciani viene processato nel 1991. Nel '94, dopo un processo indiziario, viene dichiarato colpevole di tutti e sedici i delitti, ma in appello i giudici ribaltano la condanna e lo assolvono. Nel '96 la Cassazione annulla la sentenza d'appello rimandando a un nuovo processo che, però, non verrà mai celebrato. Pacciani muore di infarto tra le mura della sua casa, il 22 febbraio 1998, ufficialmente, da innocente.