Si chiama Faisal Hossai, e non Sahid Mnazi come emerso in un primo momento, il trentaduenne bengalese trovato morto ieri mattina in una stanza del Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino. Secondo il medico legale che ha effettuato l'ispezione sul cadavere non sarebbero evidenti segni di violenza e il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali: il pm Valerio Longi, titolare dell'inchiesta sul caso, ha comunque disposto un'autopsia per chiarire definitivamente se siano stati commessi abusi ed eventualmente di quale natura. Nella giornata di ieri era infatti emersa l'ipotesi che il ragazzo fosse stato violentato alla fine di giugno da altri due ospiti della struttura, anche se la polizia si era affrettata a smentire sostenendo che non era mai stata sporta nessuna denuncia al riguardo e lasciando intendere che a subire lo stupro fosse stata un'altra persona.

Faisal Hossai era detenuto nel CPR di Torino da cinque mesi, da quando cioè era stato colpito da un decreto di espulsione dal territorio italiano a causa di alcuni precedenti penali. Da alcune settimane era stato posto in "isolamento", a quanto pare non per ragioni sanitarie bensì comportamentali. La sua morte ieri mattina ha incendiato gli animi all'interno della struttura, teatro poi per tutta la giornata di rivolte e proteste da parte degli altri detenuti, stremati per le condizioni di detenzione e – sostengono – per le sistematiche violenze che sarebbero costretti a subire da parte della polizia. Del trentaduenne a lungo si era detto che fosse stato violentato e poi "abbandonato" nel CPR senza adeguate cure mediche, circostanza smentita dalla polizia. In serata anche molti attivisti torinesi hanno manifestato all'esterno del Centro di Permanenza e Rimpatrio di corso Brunelleschi.

 

Sulle cause del decesso del 32enne, che almeno all'apparenza non aveva problemi di salute, sarà l'autopsia a fare chiarezza. Sulla vicenda nel frattempo sono intervenuti Monica Gallo e Bruno Mellano, rispettivamente garanti dei detenuti di Torino e del Piemonte: "Vogliamo che su questa morte venga fatta la massima chiarezza  e per questo chiederemo di vedere le cartelle cliniche per capire se sono state ignorate delle patologie o se non sono state curate in maniera adeguata". Nelle prossime ore potrebbe effettuare un'ispezione della struttura un parlamentare, mentre ieri pomeriggio ha tentato di farlo il consigliere regionale Marco Grimaldi (Liberi uguali e verdi): "Solo i parlamentari possono entrare non annunciati in questi luoghi, che si cerca in ogni modo di rendere invisibili e incontrollabili, ragione per cui dovrò attendere affinché mi lascino visitare il centro ha chiarito il politico. Ancora non sappiamo come il giovane sia morto, ma sappiamo da tempo che in queste terre di nessuno sottratte al controllo, alla trasparenza e alla tutela dei più elementari diritti umani, far sentire la voce di chi è detenuto è praticamente impossibile".