Il ragazzo bengalese di 32 anni trovato morto in una stanza del CPR (Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino) è deceduto per cause naturali o in seguito alle complicazioni di una violenza sessuale subita nella struttura e non adeguatamente trattata? La Questura di Torino – interpellata da Fanpage.it – ha dichiarato di non aver mai ricevuto nessuna denuncia di stupro da parte della vittima. Un ospite del CPR, tuttavia, è riuscito a fornirci una mail inviata la mattina del 25 giugno alla Procura di Torino e ad alcune testate giornalistiche. Ne riportiamo integralmente il testo, anche se andrà accertato se la vittima dell'abuso e il 32enne morto siano la stessa persona.

"Bongiorno sv
Voglio portare alla vostra attenzione quanto accaduto al CIE di Torino ieri 24 06 2019.Ci fu un episodio di stupro che si consumo all'interno dello stesso centro dai racconti della vittima. Si tratta di un regazzo che le forze dell'ordine presenti hanno poi portato in isolamento dopo averlo portato nell'aria blu dove sono dall'aria gialla dove era prima. Questo perche quando il regazzo è entrato nell'aria ha comenciato a piangere e ci ha raccontato l'accaduto. Noi abbiamo protestato perche l'ispettore presente in quel momento ci aveva mentito dicendo  che aveva solo litigato con qualcuno. A questo punto ne segui lo spostamento del regazzo. La nostri paura è che  provino a insabbiare l'episodio perche a loro no conviene sicuramente che si interessi la procura di quanto succede ogni giorno all ‘ interno del centro. Chediamo per cortesia che qualcuno ci dia voce siamo stremati della fame è degli abusi perpettrati dello stesso personale senza poter fare niente. Nel caso di voler denunciare qualcosa e me personalmente é successo che dicono varie volte;tu sei clandestino no puoi presentare un denncia ni querella.Mandaro lo stesso email ai giornalisti. In attesa sprimo distinti saluti è alta consirazione. Ringrazio

"Non è la prima volta che vedo cose del genere", racconta la fonte a Fanpage.it, che ha segnalato gli abusi anche ai referenti della campagna LasciateCIEntrare. "Mi è già capitato a Brindisi. Un uomo di 60 anni, con un solo rene, era stato rinchiuso in isolamento ed ebbe un aneurisma. Nessuno intervenne per soccorrerlo".

Quali sono le condizioni all'interno del CPR di Torino?

E' un inferno, nessun organo di garanzia si preoccupa per noi, nessuno controlla le condizioni in cui viviamo. Ho provato spesso a parlare con il Garante dei Detenuti, ma non è servito a niente.

 

Cosa è accaduto il 24 giugno?

Ho visto Sahid Mnazi arrivare insieme a degli agenti di polizia. Proveniva dall'area gialla del CPR, in un primo momento non ha detto niente ma quando è rimasto solo è scoppiato a piangere. Io e altri detenuti ci siamo avvicinati per chiedergli cosa fosse accaduto, e lui ci ha raccontato di essere stato violentato da due detenuti sudamericani. A quel punto è stato posto in isolamento. Ho chiesto conferma ad altri detenuti dell'area gialle e in molti mi hanno detto dello stupro.

Sahid ha chiesto l'intervento di un medico?

Non so se abbia chiesto aiuto. So che succede spesso che le persone stiano male, chiedano l'intervento di un dottore e vengano a lungo ignorate. Veniamo trattati come spazzatura. Qualche giorno fa è arrivato un uomo senegalese che andrà rimpatriato: ha vissuto in Italia, a Pavia, per 20 anni e i suoi parenti hanno cercato di fargli avere una valigia di vestiti puliti, che è stata rifiutata dalla polizia. Dovrà indossare sempre gli stessi abiti fino al giorno del rimpatrio.

E tu? Hai provato a denunciare quello che era accaduto a Sahid Mnazi?

Certo. Ho chiamato il 112, il 113, ho scritto alla Procura, ma non è successo niente, nessuno ha mosso un dito. La polizia mi diceva: "Tu non hai il diritto di querelare perché sei clandestino". Ma se vogliono andare fino in fondo ho le prove delle telefonate fatte, e di certo loro hanno le registrazioni.

Capita spesso di assistere ad abusi o violenze?

Sì, qui dentro la situazione è indescrivibile e le violenze sono frequenti. Qualche giorno fa un ragazzo è stato picchiato da degli agenti di polizia ed ha perso quattro denti. Lo stesso ragazzo oggi ha partecipato alla rivolta dopo la morte di Sahid. Non siamo animali.