La rivolta dopo la morte di un detenuto bengalese di 32 anni avvenuta ieri mattina nel Centro di Permanenza e Rimpatrio di Corso Brunelleschi, a Torino, è andata in scena non solo tra le alte e inaccessibili recinzioni della struttura, dove centinaia di persone vivono in condizioni limite semplicemente perché sprovvisti del permesso di soggiorno per rimanere in Italia e dove ieri hanno incendiato materassi e suppellettili, ma anche nelle strade limitrofe, dove a darsi appuntamento – per solidarizzare con i reclusi – sono stati decine di attivisti torinesi della campagna LasciateCIEentrare e di altre realtà sociali torinesi, tutte impegnate da anni nel contrasto della detenzione amministrativa dei migranti.

Dopo la notizia della morte del 32enne ci si è dati appuntamento per le 21 in Via Santa Maria Mazzarello, a Torino, dove sorge il CPR: "Eravamo ancora una sessantina di persone – racconta un'attivista di LasciateCIEntrare – quando la polizia è subito intervenuta con delle cariche per disperderci. Non avevamo commesso nessuna violenza: molte semplicemente sentivamo che era in corso una rivolta all'interno della struttura e abbiamo iniziato a gridare degli slogan di solidarietà con i migranti. Dopo neanche dieci minuti la polizia ci ha dispersi. Da dentro sentivamo i rumori degli scontri e i lanci di gas lacrimogeni". Un video girato dal reporter Roberto Chiazza ha documentato i concitati momenti della protesta degli attivisti sociali, che sono stati manganellati e inseguiti nella strade del quartiere. Anche a Chiazza, che si è qualificato come giornalista, è stato intimato di "sparire".

"Eppure – spiega ancora l'attivista – la nostra protesta era sacrosanta. Vogliamo la verità su quello che è accaduto ieri; nel CPR non è stato autorizzato l'ingresso neppure di un avvocato, né di un consigliere regionale che aveva fatto richiesta di svolgere un'ispezione. Noi sappiamo che il ragazzo morto viveva un forte disagio psicologico. Come mai è stato posto in isolamento? Perché non è stato adeguatamente assistito? Ci vengono riferiti continui abusi e violenze, anche da parte della polizia. Non possiamo tacere, non si può restare a guardare".