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12 Giugno 2019
14:38

Messina, imputato “non cosciente al processo”, annullato ergastolo: “Prima volta in Italia”

La Corte di Assise di appello di Messina ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di Giovanni Vinci, accusato dell’omicidio volontario di Stefano Marchese, ucciso nel 2005 nel quartiere Annunziata di Messina, perché non può partecipare coscientemente al processo. In primo grado era stato condannato all’ergastolo.
A cura di Susanna Picone
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Non può partecipare coscientemente al processo e per questo la Corte di Assise di appello di Messina ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dei Giovanni Vinci. L'uomo era accusato dell'omicidio volontario di Stefano Marchese, delitto registrato il 18 febbraio del 2005 nel quartiere Annunziata di Messina. Al termine del processo di primo grado l’imputato era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio a Messina. Alcuni pentiti lo avevano accusato di essere il mandante dell'omicidio per motivi di supremazia criminale nel territorio. Il suo difensore, l'avvocato Giovambattista Freni, proponendo appello ha sostenuto che Giovanni Vinci non poteva partecipare coscientemente al processo e che in base alla nuova legge del giugno 2017 la Corte doveva pronunziare sentenza di non luogo a procedere. Ed è quello che è poi accaduto.

Annullata la precedente condanna all'ergastolo per omicidio – Dopo aver disposto una perizia, la Corte ha aderito alla richiesta dell’avvocato dell’imputato e ha annullato la precedente condanna in primo grado all'ergastolo. L’avvocato ha detto che è la prima volta che viene applicata questa norma in Italia: “Non si tratta di infermità mentale dell'imputato tanto vero che non è stata applicata misura di sicurezza ma di incapacità di partecipare coscientemente al processo per una sopravvenuta malattia anche se non di tipo psichiatrico”, ha spiegato il difensore di Vinci.

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