Il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere non è come le altre carceri italiane. Nato per ospitare 200 detenuti è pieno per meno della metà. A controllare i 90 detenuti (tutti ex membri delle forze dell'ordine) sono controllati da 250 militari e non da agenti di polizia penitenziaria, come avviene nelle carceri normali. Salvatore Parolisi, reo condannato nell'aprile scorso a 20 anni di reclusione per aver ucciso la moglie Melania Rea, è stato trasferito nella struttura campana a seguito di un decreto del 2010 che impone a tutti gli ex militari condannati di dover scontare la condanna all'interno di una struttura gestita da "pari".

In altri termini il regime a cui è sottoposto il Parolisi prevede il pranzo a mensa con i militari addetti al controllo dei detenuti, l'accesso a campi e campetti di calcio, aree verdi dove incontrare i figli e altre privilegi concessi a chi sconta la pena in un carcere militare.

Precedentemente il Parolisi era detenuto presso il carcere di Teramo dove avrebbe dovuto scontare al condanna inflittagli dalla Corte d'Assise d'Appello di Perugia. Il regime carcerario impostogli era quello degli "incolumi", ovvero una sezione speciale riservata a tutti quelli che non vogliono (o possono) stare con gli altri detenuti. Richiesta effettuata dallo stesso Parolisi e accettata dal Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria.