"Oltre 1000 giorni senza te, 1000 giorni senza verità. Con queste parole i familiari di Maria Chindamo annunciano la manifestazione con cui chiedono giustizia per la mamma di tre figli scomparsa due anni fa "per rompere il muro del silenzio e dell'omertà, per chiedere che vengano intensificate le indagini per conoscere le facce di mandanti esecutori di questo orribile crimine".

Il sit-in, a cui erano stati invitati i concittadini di Laureana di Borrello, dove viveva Maria, è andato in scena davanti all'azienda agricola della famiglia Chindamo, a Montalto di Limbadi, il luogo da dove Maria, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbe stata prelevata con la forza. Sul posto, infatti, venne trovata la sua auto parcheggiata con una inquietante macchia di sangue sulla carrozzeria, elemento che, inserito in un contesto di tensioni familiari, ha consentito di ipotizzare l'omicidio per vendetta della mamma 44enne. Esattamente un anno prima della scomparsa di Maria, il 6 maggio 2015, suo marito si tolse la vita. Era stata Maria a volere la separazione per rifarsi una vita, per questo, secondo quanto raccontano oggi i familiari della donna, alcuni parenti di Maria le attribuivano ‘la colpa' quanto accaduto.

Questo sarebbe stato, in una Calabria che non ha dimenticato la lupara bianca, il movente dell'omicidio di Maria Chindamo, almeno secondo le ipotesi della Procura, che ha recentemente iscritto nel registro degli indagati alcuni parenti dell'ex marito di Maria. Per gli inquirenti, infatti, Maria sarebbe stata rapita da qualcuno, su commissione, uccisa e il suo corpo distrutto. Sin dall'inizio della vicenda la famiglia Chindamo ha lanciato ripetuti appelli ai concittadini per rompere  il ‘ muro di omertà' eretto intorno alla storia. Appelli caduti tristemente nel vuoto.