Plasma "buttato" nelle Marche

Marche, crollano donazioni e scorte di sangue dopo lo scandalo plasma: a rischio la funzionalità degli ospedali

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Da mesi nella regione protagonista dello scandalo del “plasma buttato” si registra un crollo delle donazioni e delle scorte di sangue: presto tutte le Marche potrebbero finire in emergenza, con conseguenze importanti anche per i pazienti.

Dalle parti di palazzo Raffaello, sede ad Ancona della Regione Marche, la tensione tra i membri della giunta Acquaroli e i vertici sanitari si taglia con il coltello. L’ombra dello scandalo del plasma è ancora lì e – dopo oltre cinque mesi – sta presentando il conto più salato: secondo i dati pubblicati il primo settembre dal Centro Nazionale Sangue – l’organismo che governa e coordina l’intero sistema trasfusionale italiano presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – da tempo è infatti atto un forte calo delle di donazioni in tutti i centri trasfusionali della regione.

Parliamo del calo più marcato d’Italia, di una sorta di "diserzione" di massa dei donatori, presumibile conseguenza della sfiducia verso un’amministrazione della sanità regionale che più volte è sembrata ignorare le ragioni strutturali dello scandalo del plasma, preferendo puntare il dito contro singoli medici e tecnici e omettendo sistematicamente la causa principale del disastro, ovvero la cronica e datata carenza di personale nell’Officina Trasfusionale, il laboratorio dell’Ospedale Torrette di Ancona in cui – una volta raccolto – il sangue viene frazionato e destinato alle industrie farmaceutiche per la produzione di farmaci salvavita.

Il calo delle donazioni di sangue nelle Marche dopo lo scandalo del plasma buttato

La fotografia della situazione restituita del monitoraggio mensile dei globuli rossi del Centro Nazionale Sangue è impietosa. Secondo l’ultimo report mensile, contenente i dati di luglio, la raccolta di sangue sta subendo una preoccupante flessione. A luglio 2026, infatti, le unità di globuli rossi prodotte nella Regione Marche sono state 6.032  contro le 6.273 dello stesso periodo dello scorso anno, con un calo del 3,8%. Ma è il dato relativo al periodo gennaio – luglio quello peggiore: si è infatti passati da 43.075 unità del 2025 a 40.185 del 2026, per una flessione del 6,7%. La peggiore d’Italia.

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Unità di globuli rossi prodotte e trasfuse per Regione nel periodo Gennaio – Luglio: variazioni percentuali 2026 vs 2025.

Sbaglia chi pensa sia un caso isolato, magari dovuto al caldo torrido di quest'estate: siamo in realtà di fronte a un trend iniziato già a marzo, poche settimane dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Fanpage.it con le foto delle email interne e delle decine di sacche di plasma gettate nella spazzatura perché "scadute". Ad aprile '26, primo mese intero post-scandalo, la produzione era scesa a 5.121 unità, allargando la flessione a un preoccupante -14,0%. A maggio, era sprofondata: solo 5.212 sacche prodotte contro le 6.794 del 2025. Un tracollo del 23,3% che ha fatto suonare all'unisono tutti i campanelli d'allarme della sanità regionale. A giugno e luglio il calo delle donazioni è proseguito e tutto lascia presagire che anche il mese d’agosto presenterà un marcato segno "meno".

L'allarme dell'Avis: "Nelle Marche c'è carenza di sangue"

Poche settimane fa – il 17 agosto – anche l'Avis regionale Marche ha dato l'allarme lanciando sui social un appello ai donatori. "Dopo anni di assoluta tranquillità – si legge – torna purtroppo a farsi sentire anche nella nostra regione la carenza di sangue. La dottoressa Salvoni (Responsabile del Centro Regionale Sangue) ha infatti comunicato la forte diminuzione delle scorte disponibili. Avis, pur comprendendo le difficoltà del momento (periodo di ferie ed estate con temperature oltremodo sopra la norma) invita tutti i donatori che si trovano nel giusto intervallo per donare a programmare le proprie donazioni periodiche, la prima fin da subito, al fine di superare la momentanea difficoltà, e a seguire le successive, per dare continuità alla propria azione e consolidare così l’autosufficienza in ogni periodo dell’anno".

Scorte di globuli rossi a livelli critici

L'appello della più grande associazione italiana di donatori del sangue non sembra essere stato recepito, almeno osservando i grafici pubblicati quotidianamente dal Dipartimento Interaziendale Regionale di Medicina Trasfusionale. I dati in tempo reale del cruscotto regionale, aggiornati al 3 settembre 2026 alle ore 12, scattano una fotografia da codice rosso e, quel che è peggio, con un trend in peggioramento.

Dalla mappa delle disponibilità elaborata dal DIRMT emerge una situazione di profonda sofferenza della rete trasfusionale: degli otto gruppi sanguigni monitorati a livello regionale, soltanto tre (0+, A+, A-) mantengono ancora un livello di sicurezza (colorati in verde). Tutti gli altri oscillano tra lo stato di pre-allarme (giallo) e la carenza grave (rosso). Particolarmente critica è la situazione per i gruppi B+, AB+, B- e AB-, oltre al 0- (donatore universale), la cui disponibilità regionale è scesa al livello di guardia giallo ed è in pieno rosso in presidi chiave come San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Senigallia e Civitanova Marche.

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Mappa delle disponibilità elaborata dal DIRMT

Nei singoli territori il quadro si fa ancora più drammatico, evidenziando intere aree provinciali dove il colore verde è del tutto scomparso: nell'Area Macerata e e in quella di Pesaro non esiste un solo gruppo sanguigno che raggiunga la soglia di stabilità. Tutti i valori si attestano tra la fragilità (giallo) e l'emergenza (rosso), con i gruppi B e AB negativi costantemente in riserva critica. Centri come Jesi, Urbino, Macerata, Civitanova Marche e Fabriano mostrano tabelloni quasi interamente gialli e rossi, segnale che le scorte locali sono ridotte al minimo indispensabile per coprire le sole urgenze indifferibili.

Fanpage.it sta monitorando il cruscotto del DIRMT da alcune settimane e si riscontra un andamento in netto calo anche per il futuro. Di questo passo non è improbabile che nei prossimi giorni tutta la regione possa finire in "emergenza rossa". Se ciò dovesse verificarsi la conseguenza immediata e più impattante sarebbe la compromissione della normale funzionalità degli ospedali, ad esempio con la potenziale sospensione di molti interventi chirurgici d'elezione, quelli non urgenti.

Questo bollettino quotidiano dimostra come la flessione registrata nei report del Centro Nazionale Sangue fino a luglio non fosse un episodio passeggero, ma il segnale di una crisi strutturale della raccolta che sta lasciando gli ospedali marchigiani senza i margini minimi di sicurezza.

Le cause del crollo delle donazioni: storia di un disastro annunciato

Per comprendere le ragioni di questa diserzione di massa occorre riavvolgere il nastro e ricostruire le tappe del cosiddetto "plasmagate". Sulla vicenda, è doveroso precisarlo, sono attualmente in corso le indagini della Procura di Ancona e della Corte dei Conti: non spetta a noi, dunque, stabilire eventuali responsabilità penali o profili di danno erariale. Tuttavia, sul piano sociale e politico, la sequenza di eventi emersa negli ultimi mesi spiega in modo lampante perché il sistema trasfusionale regionale non sia più percepito come pienamente credibile dai cittadini: a dimostrarlo, ad esempio, le decine e decine di commenti di donatori infuriati per lo scandalo del plasma buttato pubblicati in calce all'appello social dell'Avis regionale.

Tutto è iniziato a fine marzo, quando un'inchiesta giornalistica di Fanpage.it ha portato alla luce un fatto inaccettabile per chiunque tenda il braccio per solidarietà: quintali di plasma, migliaia di sacche frutto del dono disinteressato di migliaia di marchigiani, gettati letteralmente nella spazzatura perché "scaduti" prima di poter essere lavorati. Il materiale biologico era stato stoccato a temperature non idonee alla conservazione per troppo tempo, in attesa di una lavorazione che i pochi tecnici presenti nei laboratori dell'Officina Trasfusionale non potevano fisicamente effettuare.

Una ferita profonda, aggravata dall'emersione di documenti riservati – come la mail a firma del Direttore del Dipartimento Salute della Regione Marche Antonio Draisci – che dimostravano come dall'alto si ordinasse di spingere sull'acceleratore della raccolta sangue, pur nella piena e consapevole certezza che mancassero i tecnici necessari per processarlo nei laboratori di Torrette. Di fronte allo scandalo, le prime reazioni dell'Azienda ospedaliera di Torrette e della Regione sono sembrate orientate alla minimizzazione, nel tentativo di occultare le falle strutturali e cercare capri espiatori tra i dipendenti, giudicati incapaci di gestire correttamente il personale disponibile.

Un muro di gomma smascherato dalla clamorosa e palese divergenza tra le conclusioni rassicuranti della commissione d'indagine nominata dalla giunta regionale e il parere definitivo dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), che a giugno ha smentito categoricamente la Regione confermando come le sacche siano andate distrutte proprio a causa delle croniche carenze di organico. A intorbidire ulteriormente le acque ci ha pensato la gestione opaca di centinaia di sacche "scadute" che, secondo le versioni ufficiali, dovevano essere inviate al Centro Nazionale Sangue per "ricerca", ma che le testimonianze interne dei dipendenti hanno rivelato essere ancora chiuse all'ospedale Torrette, dopo oltre cinque mesi.

Come se non bastasse, nel corso dei mesi si sono aggiunte altre notizie preoccupanti: prima quella del blocco di altre 600 sacche di plasma da parte di una multinazionale di palsma-derivazione partner della Regione a causa di gravi violazioni dei protocolli di sicurezza e tracciabilità; infine, l'ennesimo sconcerto per la scoperta di sangue appena donato trasportato in furgoni non a norma, stipato promiscuamente accanto a generi alimentari destinati ai pazienti degli ospedali e delle case di riposo.

In questo clima di caos organizzativo e scandali a catena, l'aspetto che più di tutti potrebbe aver indignato e allontanato i donatori è stata la gestione politica della crisi. Fino ad oggi, l'unico a pagare il prezzo di questa mala gestione e a rassegnare le dimissioni è stato il dottor Mauro Montanari, proprio il primario che per anni, inascoltato, aveva ripetutamente lanciato l'allarme sulla mancanza di personale. Dal resto della dirigenza sanitaria e dai vertici politici regionali, invece, non c'è mai stato un solo passo indietro, né tantomeno sono mai arrivate scuse ai donatori traditi e ingannati. Un silenzio istituzionale assordante che oggi si riflette, inesorabilmente, nel vuoto delle sale prelievo.

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